giovedì 10 febbraio 2011

IL BLOG CAMBIA CASA

Da oggi questo blog si sposta all'indirizzo www.robertocassinelli.it, dove proseguirà il dibattito sulle tematiche che più ci appassionano.
Queste pagine non verranno comunque disattivate per consentire a chi fosse interessato di leggere le discussioni passate.
Un saluto.


venerdì 15 ottobre 2010

DECRETO PISANU: SI CAMBIA?

Chi frequenta ogni tanto questo blog sa che, a fine 2009, presentai una proposta di legge per modificare l'art. 7 del decreto Pisanu. Quello, cioè, che obbliga i titolari di punti d'accesso ad internet pubblici o wi-fi ad identificare i loro clienti ed a fotocopiarne e conservarne il documento d'identità.

Come già ebbi a sottolineare in tempi non sospetti, al momento della presentazione di tale proposta chiesi le adesioni dei colleghi di tutti i gruppi parlamentari. Trovai però riscontro solo nel PDL e, timidamente, nel PD (con i deputati Concia e Peluffo).

È notizia dei giorni scorsi che un nuovo fronte PD-API-FLI-UDC ha presentato una proposta simile alla mia. Ciò mi ha sinceramente stupito, visto che questi stessi colleghi, un anno fa, non parevano altrettanto interessati alla materia.

Quando il PDL chiedeva la loro adesione (non dimentichiamo che cofirmatario della mia proposta è l'on. Antonio Palmieri, responsabile nazionale internet del partito) non rispondevano, ma oggi sono diventati strenui paladini della libertà del web. Senza, peraltro, ricambiare la cortesia chiedendo al PDL di aderire alla loro proposta.

Pazienza, non siamo qui per parlare di politica.

Volendo badare al sodo, sono lieto di sapere che sia diventata trasversale la volontà di modificare l'art. 7.

Che, ricordiamolo, nonostante quanto molti da tempo vanno sostenendo, non ha scadenza e, quindi, non ha nulla a che fare con il cosiddetto decreto "milleproroghe".

Avendo però notato un po' di confusione in giro, voglio ribadire le differenze tra la mia proposta e quella dei colleghi.

Loro prevedono semplicemente l'abrogazione dell'art. 7: gli utenti non devono essere identificati, punto e basta.

Io dico una cosa leggermente diversa: gli utenti non devono essere identificati. Ma se il Ministro dell'interno lo ritiene opportuno (chiaramente per ragioni di sicurezza), può con decreto stabilire casi eccezionali nei quali mantenere la necessità di identificare l'utente. Non, però, come avviene oggi, cioè con l'addetto dell'internet point che deve farsi consegnare personalmente un documento d'identità del suo cliente. In questi soli casi eccezionali, l'identificazione dovrà avvenire con strumenti automatici, consentendo cioè all'utente di autenticarsi da solo, senza bisogno dell'intervento dell'esercente e senza perdere tempo.

Molti hanno sostenuto che l'identificazione è un problema. Secondo me, oggi, il problema è un altro. Forse non pensiamo che quando navighiamo da casa, dal nostro smartphone oppure con la chiavetta collegata al notebook siamo sempre identificati, ed il nostro provider conserva alcuni dati sul nostro comportamento in rete. Quindi, perché è così fastidioso che ci identifichino anche quando usiamo internet da una panchina al parco?

A mio avviso, il problema del Pisanu non è l'identificazione in sé, ma la modalità con cui essa è richiesta. Una modalità che costringe utenti ed esercenti a seguire procedure soffocanti che reprimono e frenano sensibilmente lo sviluppo e la diffusione di internet nel nostro Paese, e che per questo vanno cambiate al più presto.

Ecco perché credo che la soluzione che ho proposto un anno fa sia la più equilibrata: non crea problemi alla diffusione del web e, allo stesso tempo, lascia a chi ne sa più di noi la possibilità di valutare se ci siano casi a rischio per i quali sia opportuno identificare chi naviga.

Si tratterebbe, lo ripeto, solo di un'eccezione, dovendo essere per me la regola quella della non identificazione.

Questi sono i principi da cui parto nel mio ragionamento. Ovviamente sono disponibilissimo a valutare altre soluzioni insieme ai colleghi.

Ciò che conta davvero è dare un po' di ossigeno ad internet, o il nostro Paese sarà condannato al declino.

martedì 27 luglio 2010

OBBLIGO DI RETTIFICA: ANDIAMO AVANTI

Forse avrete letto che la Commissione giustizia, per ragioni procedurali che sinceramente non riesco a comprendere, ha ritenuto "inammissibile" il nostro emendamento.
Non è una catastrofe: il ddl andrà in Assemblea e, in quella sede, presenterò nuovamente l'emendamento.
Sapete, però, che un emendamento respinto dalla Commissione non può ripresentarsi in Assemblea. Quindi, ho dovuto cambiare qualche parola qua e là, senza ovviamente mutare la sostanza nemmeno di una virgola.
Incollo di seguito il nuovo testo, cosicché tutti possiate leggerlo.
E... andiamo avanti.

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PROPOSTA DI EMENDAMENTO

ART. 1

Al comma 29, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: « Per i contenuti diffusi sulla rete internet, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate dal soggetto che li ha personalmente pubblicati, o da altro soggetto in sue veci, quando tecnicamente possibile, tramite una nota e senza alcun commento, in calce al contenuto cui fanno riferimento, entro quarantotto ore dalla richiesta se il contenuto è pubblicato all'interno di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5. In tutti gli altri casi, il termine è di dieci giorni e decorre dal momento in cui vi è, per il soggetto che ha pubblicato il contenuto, il quale agisce anche in forma anonima, conoscibilità della richiesta di rettifica, che non è valida se inoltrata con mezzi per cui non sia possibile verificarne l’effettiva ricezione da parte del destinatario. Non possono essere oggetto di richiesta di rettifica quei contenuti che, per la loro natura, sono destinati ad un limitato numero di utenti, oppure che si qualificano in concreto quali commenti, corredi o accessori di un terzo contenuto principale. Qualora ragioni tecniche ostino alla pubblicazione di una nota in calce al contenuto oggetto della richiesta di rettifica, colui che lo ha pubblicato indica all'autore della richiesta il recapito di altro soggetto avente la disponibilità tecnica di procedervi, oppure pubblica la nota con la stessa visibilità e le stesse caratteristiche grafiche del contenuto a cui fa riferimento. ».

Al comma 29, lettera d), sostituire le parole: « per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica» con le seguenti: « per quanto riguarda i contenuti diffusi sulla rete internet ».

Al comma 29, lettera e), sostituire le parole: « o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, » con la seguente: « o il soggetto che ha pubblicato i contenuti sulla rete internet ».

Al comma 29, dopo la lettera e), inserire la seguente lettera f): « f) il comma 6 è sostituito dal seguente: "6. La mancata o incompleta ottemperanza all'obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da euro 7.500 a euro 12.500. Per i contenuti diffusi sulla rete internet, purché non siano gestiti dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5 e purché la gestione del sito internet non costituisca attività imprenditoriale per il suo gestore o editore, la sanzione amministrativa va da euro 250 a euro 2.500. La sanzione va da euro 100 a euro 500 quando, se non si tratta di sito internet gestito dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5, è indicato un valido indirizzo di posta elettronica certificata a cui trasmettere comunicazioni e richieste di rettifica". ».


lunedì 12 luglio 2010

IL LEGNO STORTO E L’ALTRA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

Il Legno Storto è un blog dichiaratamente di centrodestra, al quale sono state recapitate in breve tempo tre querele: una dal presidente dell’Anm Luca Palamara, una dal suo collega Pier Camillo Davigo ed una dal sindaco PD del piccolo comune di Montalto di Castro (VT).

Anche se leggendo gli articoli incriminati non ci ho trovato nulla di diffamatorio, ritengo sia nel pieno diritto degli interessati sporgere querela, per carità. Poi si vedrà.

Quel che mi colpisce, infatti, non è che quei tre signori abbiano querelato un blog, ma che ciò non abbia fatto clamore.

Dove sono finiti i paladini della libertà d’espressione, quelli che accusano il governo di voler porre bavagli, quelli che se si tira un capello a Beppe Grillo, a Di Pietro e compagni fanno la rivoluzione e che tengono le magliette viola ben stirate nell’armadio, sempre pronte in caso di piazzata?

Non so se ci sia da indignarsi per un blog di centrodestra che riceve tre querele, con annesse esose richieste di risarcimento, da altrettanti personaggi pubblici, parapubblici o pseudopubblici più o meno notoriamente di sinistra. So però con certezza che in passato ci si è indignati per circostanze simili, anche meno gravi, ma a parti invertite.

Pochissimi hanno diffuso la notizia, e quindi pochissimi sanno. Ma si deve sapere: il tipico indignato italiano, quello da barricate, quello che l’informazione è libera solo se dà addosso a Berlusconi, quello che urla alla dittatura, talvolta – sarà forse per il caldo, forse per i mondiali o forse per chissà che altro – dimentica di indignarsi.

Pochissimi hanno espresso la propria solidarietà al Legno Storto. L’hanno fatto un paio di blogger (anche di sinistra, e a loro va il mio rispetto) e – che mi risulti – nessun altro.

Io lo faccio ora, con qualche giorno di ritardo, non da parlamentare ma da cittadino libero e liberale.

sabato 3 luglio 2010

OBBLIGO DI RETTIFICA: L'EMENDAMENTO - NUOVA RELEASE

***UPDATE DEL 5 LUGLIO 2010: SONO STATE AGGIUNTE LE PARTE IN ROSSO***

Quando ho pubblicato qui sul blog la precedente versione dell'emendamento al ddl intercettazioni, ho ricevuto commenti di ogni tipo. Mi pare che sia pressoché unanime il riconoscimento che si tratti di un passo avanti rispetto all'attuale testo. Alcuni mi hanno però scritto che la soluzione migliore sarebbe comunque l'abrogazione del comma 29: continuo a non essere d'accordo, per le ragioni che ho già scritto nei post precedenti e che non sto qui a ripetere.

Molti, però, mi hanno inviato giuste osservazioni in modo da migliorare l'emendamento. Le ho lette tutte e ne ho trovate alcune particolarmente interessanti.

Perciò, ho redatto una nuova versione dell'emendamento che ne tiene conto e che, credo, non consente più margini di dubbio.

Avevo detto che avrei voluto scrivere il miglior emendamento possibile. Non so se questo sia "il migliore", ma avendoci lavorato molto e con grande attenzione ritengo che sia un buon testo.

Non "estremista", non "anarchico", ma certamente a favore della rete.

Lo incollo qui di seguito in modo che tutti possiate leggerlo e farmi conoscere le vostre opinioni.

Grazie, a presto.

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PROPOSTA DI EMENDAMENTO

ART. 1

Al comma 29, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: « Per i contenuti pubblicati sulla rete internet, le dichiarazioni o le rettifiche sono inserite da colui che li ha personalmente pubblicati, o da altro soggetto che ne fa le veci, quando tecnicamente possibile, attraverso una nota e senza alcun commento, in calce al contenuto cui fanno riferimento, entro quarantotto ore dalla richiesta se il contenuto è pubblicato all'interno di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5. In tutti gli altri casi, il termine è di dieci giorni e decorre dal momento in cui vi è, per il soggetto che ha pubblicato il contenuto, che agisce anche in forma anonima, conoscibilità della richiesta di rettifica, la quale non è valida se inoltrata con mezzi per i quali non sia possibile verificarne la ricezione da parte del destinatario. Non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti che, per la loro natura, sono destinati ad un limitato numero di utenti, oppure che si qualificano in concreto quali commenti, corredi o accessori di un diverso contenuto principale. Qualora, per ragioni tecniche, non gli sia possibile pubblicare una nota in calce al contenuto oggetto della richiesta di rettifica, colui che lo ha pubblicato indica all'autore della richiesta il recapito di altro soggetto avente la disponibilità tecnica di procedervi, oppure pubblica la nota con la stessa visibilità e le stesse caratteristiche grafiche del contenuto a cui si riferisce. ».

Al comma 29, lettera d), sostituire le parole: « per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica» con le seguenti: « per quanto riguarda i contenuti pubblicati sulla rete internet ».

Al comma 29, lettera e), sostituire le parole: « o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, » con la seguente: « o colui che ha pubblicato i contenuti sulla rete internet ».

Al comma 29, dopo la lettera e), inserire la seguente lettera f): « f) il comma 6 è sostituito dal seguente: "6. La mancata o incompleta ottemperanza all'obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da euro 7.500 a euro 12.500. Per i contenuti pubblicati sulla rete internet, purché non siano gestiti dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5 e purché la gestione del sito internet non costituisca attività imprenditoriale per il suo gestore o editore, la sanzione amministrativa va da euro 250 a euro 2.500. La sanzione va da euro 100 a euro 500 quando, se non si tratta di sito internet gestito dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5, è indicato un valido indirizzo di posta elettronica certificata al quale far pervenire comunicazioni e richieste di rettifica". ».

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Modifiche alla lettera a):

  • Il testo del ddl parla di "siti informatici" (definizione che mi dà ribrezzo); la versione precedente del mio emendamento parlava di "pagine pubblicate sulla rete internet". Mi è giustamente stato fatto notare che il termine "pagine" è eccessivamente generico e mal si accosta ad alcune realtà nelle quali non pubblichiamo delle pagine, ma semplicemente dei contenuti. Quindi, adesso l'emendamento recita "contenuti pubblicati sulla rete internet".
  • Mi è stato scritto che non era chiaro quale fosse il soggetto tenuto ad adempiere alla richiesta di rettifica: perciò, ho esplicitato che si tratta di "colui che li ha [i contenuti] personalmente pubblicati o [di] altro soggetto che ne fa le veci". Quindi, se il contenuto è pubblicato su un sito di informazione professionale, la nota è pubblicata dal giornalista o redattore che ha pubblicato il contenuto, o da chi in sua assenza ne fa le veci. Se, invece, si tratta di un blog amatoriale, procede a rettificare il blogger o la persona alla quale eventualmente è stata affidata la gestione del blog stesso.
  • Mi avete detto che questa versione dell'emendamento renderebbe qualsiasi contenuto potenzialmente oggetto di richiesta di rettifica. Il mio intento non era questo: ritenevo che lo "scudo" della necessità di uno strumento tracciabile per l'invio della richiesta fosse una sufficiente protezione. Però, per evitare che interpretazioni estensive rendano effettivamente rettificabile qualsiasi carattere pubblicato in rete, ho inserito il periodo colorato in rosso, secondo il quale non si può inviare una richiesta di rettifica per i contenuti destinati ad un limitato numero di utenti (quindi quelli pubblicati su un social network o nell'ambito di una community) né per quelli che sono commenti, corredi o accessori di un contenuto principale. Mi pare, a questo punto, che non vi siano più margini di dubbio.
  • Altri mi hanno scritto che non è sempre agevole pubblicare una nota in calce al contenuto, o perché tecnicamente impossibile o perché colui che ha pubblicato il contenuto non ha le credenziali per farlo. Perciò, ho inserito una clausola per cui la nota è pubblicata in calce al contenuto "quando tecnicamente possibile".
  • Quando non è possibile, colui che ha pubblicato il contenuto "indica il recapito di altro soggetto avente la disponibilità tecnica di procedervi" oppure "pubblica la nota con la stessa visibilità e le stesse caratteristiche grafiche del contenuto a cui si riferisce".
  • Per i siti non registrati, il termine di adempimento - che nel ddl è di 48 ore - viene esteso a 10 giorni (nella precedente versione dell'emendamento era di 7 giorni). Però, rispetto al testo precedente, c'è una novità: non decorre più dalla "presa a carico" da parte del gestore del sito (alcuni mi hanno scritto che sarebbe difficile individuare il momento dell'effettiva presa a carico) ma da quando vi è "conoscibilità" della richiesta di rettifica. Ad esempio, la richiesta è conoscibile per il blogger, se inviatagli tramite commento, dal momento in cui egli si trova nelle condizioni di accedere al proprio blog e leggere i commenti.
  • Mentre per le testate registrate si conosce sempre l'indirizzo della redazione a cui, per esempio, si può inviare una raccomandata, non è così per i siti e blog amatoriali. Perciò, l'autore della richiesta di rettifica potrebbe utilizzare un recapito sbagliato oppure un mezzo di comunicazione non tracciabile. Al fine di evitare che il blogger corra il rischio di sottostare a sanzioni amministrative per errori di questo tipo, ho previsto che la richiesta di rettifica "non è valida se inoltrata con mezzi per i quali non sia possibile verificarne la ricezione da parte del destinatario".

Modifiche alla lettera d):

  • L'unica modifica è relativa alla definizione di "contenuti pubblicati sulla rete internet".

Modifiche alla lettera e):

  • Il ddl parla di "responsabile delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica", definizione - come ho già scritto - di poco significato, poiché i siti amatoriali non hanno un "responsabile". Perciò, la precedente versione del mio emendamento parlava di "gestore". Alcuni mi hanno scritto che continua ad esserci poca chiarezza. Pertanto, ho deciso di parlare ancora più esplicitamente di "colui che ha pubblicato i contenuti sulla rete internet".

Introduzione della lettera f):

  • Anche qui c'è la solita modifica sulla definizione di "contenuti".
  • La precedente versione dell'emendamento prevedeva la sanzione amministrativa piena, in caso di inadempienza, solo per i siti di informazione registrati presso il tribunale o presso il ROC, o per i siti gestiti con scopo di lucro. Ho eliminato il riferimento al ROC ed ho sostituito lo "scopo di lucro" (nel quale rientrano anche quei siti che pubblicano inserzioni pubblicitarie per poche centinaia di euro) con "attività imprenditoriale", la cui definizione si rinviene nel codice civile e che è decisamente più ristretta.
  • La precedente versione dell'emendamento prevedeva una sanzione ridotta (da 250 a 2.500 anziché da 7.500 a 12.500) per i siti non registrati nei quali fosse indicato un indirizzo e-mail. Ho modificato questa parte in modo che la riduzione sia valida per tutti i siti non registrati che non costituiscono attività imprenditoriale, a prescindere dall'indicazione di un indirizzo e-mail. La sanzione, però, è ulteriormente ridotta (da euro 100 a euro 500) se è indicato un indirizzo di posta elettronica certificata.

P.S.: molti nei commenti mi hanno domandato cosa succede se un sito è allocato in un server straniero. Sostanzialmente non cambia nulla: esistono strumenti processuali per agire ugualmente.

giovedì 17 giugno 2010

OBBLIGO DI RETTIFICA: L'EMENDAMENTO

Credevo che avremmo avuto più tempo ma, per una volta, il Parlamento italiano ha dimostrato di funzionare con efficienza: già da oggi il ddl intercettazioni sarà discusso in Commissione giustizia a Montecitorio.

Per questo, ho dovuto stringere e raccogliere le idee pervenute, pur nel poco tempo a disposizione e senza che l'iniziativa sia stata da me in alcuna maniera pubblicizzata, su questo blog e sugli altri che hanno dato una mano (Byoblu e ilNichilista).

Ho trovato molti spunti interessanti in ciò che avete scritto, e da essi è nato il testo che trovate qui di seguito.

Non sto a ripetere quanto già esposto nel mio post precedente: semplicemente riassumo, dopo il testo, i punti "salienti" che differenziano questa nuova versione da quella precedente e dall'attuale testo del ddl.

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PROPOSTA DI EMENDAMENTO

ART. 1

Al comma 29, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: « Per le pagine pubblicate sulla rete internet, le dichiarazioni o le rettifiche sono inserite, attraverso una nota e senza alcun commento, in calce all'immagine o al testo cui fanno riferimento, entro quarantotto ore dalla richiesta se si tratta di una pagina appartenente ad un sito di informazione registrato presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5 o presso il registro degli operatori della comunicazione. In tutti gli altri casi, il termine è di sette giorni e decorre dal momento in cui il gestore della pagina, che agisce anche in forma anonima, prende a carico la richiesta di rettifica. ».

Al comma 29, lettera d), sostituire le parole: « per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica» con le seguenti: « per quanto riguarda le pagine pubblicate sulla rete internet ».

Al comma 29, lettera e), sostituire le parole: « o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, » con la seguente: « o il gestore delle pagine pubblicate sulla rete internet ».

Al comma 29, dopo la lettera e), inserire la seguente lettera f): « f) il comma 6 è sostituito dal seguente: "6. La mancata o incompleta ottemperanza all'obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da euro 7.500 a euro 12.500. Per le pagine pubblicate sulla rete internet, purché il responsabile della pagina abbia indicato un recapito di posta elettronica valido e purché siano gestite senza scopo di lucro, la sanzione amministrativa va da euro 250 a euro 2.500". ».

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Modifiche alla lettera a):

  • La parola "internet" fa parte del vocabolario della lingua italiana, quindi è incomprensibile il reiterato tentativo del legislatore di utilizzare definizioni particolarmente complicate per indicare i siti pubblicati in rete. L'emendamento parla di "pagine pubblicate sulla rete internet" anziché di "siti informatici".
  • Non si parla più di posizionamento, caratteristiche grafiche, visibilità e metodologia d'accesso alla rettifica: semplicemente si dice che essa va inserita in calce al contenuto cui fa riferimento.
  • Il termine entro il quale si deve adempiere è di 48 ore per i siti di testate registrate, e di 7 giorni per i siti non registrati.
  • Al di là delle divergenze di carattere strutturale (una redazione professionale ha sempre la possibilità di intervenire sulle proprie pagine, mentre un blogger potrebbe essere in vacanza lontano dal PC), non va dimenticato che - mentre una testata registrata ha dei recapiti chiari - non è sempre così (anzi, non lo è nella maggior parte dei casi) per i siti e blog amatoriali. Per questo l'emendamento fa decorrere il termine di 7 giorni per i siti non registrati "dal momento in cui il gestore della pagina, che agisce anche in forma anonima, prende a carico la richiesta di rettifica".

Modifiche alla lettera d):

  • Si tratta di una modifica della definizione di "siti informatici", come per la lettera precedente.

Modifiche alla lettera e):

  • Attualmente il testo prevede la figura del "responsabile delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica". Si tratta di una definizione di poco significato, poiché i siti amatoriali non hanno un "responsabile", ed i "giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica" rientrano nella già presente categoria dei "giornali e periodici". Quindi, si introduce la figura del "gestore delle pagine pubblicate sulla rete internet".

Introduzione della lettera f):

  • Non si può pensare di punire allo stesso modo, in caso di inottemperanza, l'editore del Corriere della sera ed un blogger amatoriale. Quindi, per i siti "senza scopo di lucro" (cioè i siti gestiti amatorialmente) la sanzione è sensibilmente ridotta. Unica condizione: che all'interno del sito sia indicato un indirizzo e-mail valido (l'indirizzo può ovviamente essere di fantasia: nessuno obbliga il blogger a svelare la propria identità).

A questo punto sarei curioso di conoscere le vostre opinioni in merito.

Personalmente credo che questo testo rappresenti un importante passo in avanti.

Alcuni mi hanno chiesto di sostenere la soppressione dell'intero comma 29: una richiesta che non mi trova d'accordo, per le ragioni già espresse nel post precedente ed anche perché - in tutta franchezza - dubito che un emendamento di tal tenore avrebbe possibilità di vedersi approvato.

Quindi, per ora, aspetto le vostre opinioni su questo emendamento! Pur nell'urgenza, i tempi per qualche ritocco ci sono ancora.

Ciao.

lunedì 14 giugno 2010

OBBLIGO DI RETTIFICA: SCRIVIAMO IL MIGLIOR EMENDAMENTO POSSIBILE

Alcuni amici blogger (Claudio Messora di Byoblu.com e Fabio Chiusi de ilNichilista) mi hanno scritto nei giorni scorsi chiedendomi di proporre un emendamento al famoso ddl intercettazioni, ora in discussione al Senato, in modo da modificare la parte in cui si prevede che tutti i siti internet (senza distinzione tra realtà professionali ed amatoriali) debbano sottostare all'obbligo di rettifica nei medesimi termini.

Si tratta di una questione che conosco da tempo.

Già nel febbraio del 2009, quando il ddl era in Commissione giustizia a Montecitorio, avevo preparato un emendamento. Poi, però, mi venne riferito che un gruppo dell'opposizione avrebbe presentato un testo diverso dal mio ma dai contenuti simili e comunque anch'esso "pro-rete": sicché decisi di non presentare alcun emendamento, in modo da evitare uno scontro che certamente avrebbe nuociuto alla possibilità di approvare l'uno e l'altro testo.

Fatto sta che l'opposizione, in Commissione, non presentò quell'emendamento.

Così, dopo essere stato approvato dall'Assemblea, il ddl è giunto al Senato con l'articolo 15 (poi diventato comma 28 dell'articolo 1) ancora intatto.

Come è noto, il testo che uscirà da Palazzo Madama sarà diverso da quello approvato dalla Camera: tornerà quindi in discussione da noi.

Pertanto, non considerando affatto condivisibile l'impostazione che equipara, per quanto concerne l'obbligo di rettifica, questo modesto blog al sito del Corriere, ho deciso che, non appena il ddl in questione sarà a Montecitorio, presenterò un emendamento.

Ho fatto vedere ad alcuni amici il testo preparato appunto nel 2009: tutti hanno convenuto che si tratta di un evidente miglioramento rispetto al ddl, ma alcuni hanno espresso anche alcuni dubbi.

Per questo, come già hanno fatto Byoblu e ilNichilista, pubblico di seguito il testo originario dell'emendamento, in modo che chiunque possa fare osservazioni, commenti e critiche. Magari, se avremo un buon riscontro, potremo ipotizzare di mettere l'emendamento su piattaforma wiki in modo da rendere più agevole a tutti la presentazione di modifiche.

Ogni idea o nuova soluzione, anche tecnica, è la benvenuta. Per completezza però voglio precisare quali sono le mie opinioni in merito (da liberale, comunque, fermi alcuni principi e valori per me indiscutibili, non mi precludo mai la possibilità di cambiare posizione se dovessero emergere argomentazioni particolarmente convincenti):

  • non sono d'accordo con chi sostiene che solo le testare registrate (es. Corriere, Repubblica, il Giornale, ecc.) dovrebbero sottostare all'obbligo di rettifica. Se un qualsiasi blogger scrive sulle proprie pagine che Tizio è un ladro, chi cercherà il nome di Tizio su Google potrebbe finire proprio su quel post in cui si scrive che Tizio un ladro. E se Tizio non è un ladro ma un onesto lavoratore, non vedo perché non possa chiedere al blogger di rettificare;
  • credo, invece, che al blogger di prima debbano essere posti termini diversi rispetto a quelli relativi ad una redazione professionale: un amatore non ha sempre il computer a disposizione, potrebbe avere l'adsl guasta, o essere in vacanza, o semplicemente non avere voglia di navigare per un paio di giorni. Per questo ho proposto una distinzione: 48 ore per una testata registrata, 7 giorni per un sito non registrato.

Restano da valutare altre possibili ipotesi, diverse dal punto di vista tecnico. Ma su questo vorrei sentire prima di tutto la vostra voce: in rete circolano diverse idee, bisogna però capirne l'effettiva realizzabilità.

Vi invito quindi a leggere il testo dell'emendamento e a commentarlo. Solo così potremo presentare il miglior emendamento possibile.

E agli scettici dico: non dimenticatevi che, in passato, abbiamo già eliminato il "mostro" D'Alia… (mi riferisco ovviamente solo all'emendamento, non al Senatore).

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PROPOSTA DI EMENDAMENTO

ART. 1

Al comma 28, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: « per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla richiesta se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla richiesta se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili per un tempo almeno pari a quello in cui è rimasta visibile la notizia cui si riferiscono ».

Al comma 28, lettera d), sostituire le parole « per quanto riguarda i siti informatici » con le seguenti: « per quanto riguarda i siti e le pagine diffusi per via telematica ».

Al comma 28, lettera e), sostituire le parole « o delle trasmissioni informatiche o telematiche » con le seguenti: « o dei siti e delle pagine diffusi per via telematica ».