Una tale riforma sarebbe di una complessità tecnico-giuridica tal da necessitare evidentemente di un lungo processo di lavoro e, aggiungo, difficilmente potrebbe svolgersi in Parlamento: ritengo che, come è prassi fare in casi come questo, la strada migliore sarebbe una delega al Governo dai principi ben chiari.
In attesa che il diritto d’autore possa essere sostanzialmente riformato, ho presentato alla Camera una proposta di legge che va a modificare pochi punti della vigente normativa, cruciali però per lo sviluppo della tecnologia.
Chi ha conoscenze anche solo rudimentali in materia di diritto della proprietà intellettuale sa bene che, per far sì che davvero la concezione del diritto d’autore si trasformi da mera tutela del lavoro individuale a occasione di progresso sociale, sarebbe necessaria una rivisitazione complessiva a livello continentale: è sufficiente fare un confronto tra l’impianto statunitense e quello europeo per comprendere quante siano le cose da cambiare.
Leggiamo la Costituzione degli Stati Uniti, articolo 1, sezione 8, clausola 8: « The Congress shall have Power […] To promote the Progress of Science and useful Arts, by securing for limited Times to Authors and Inventors the exclusive Right to their respective Writings and Discoveries » (« Il Congresso avrà il potere […] di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, garantendo per periodi limitati agli autori ed inventori il diritto di esclusiva sulle loro opere (sui loro scritti) e sulle loro scoperte »). Qui è evidente come la tutela del diritto d’autore sia strumentale al progresso della scienza, che ne è il fine stesso.
Andiamo invece a vedere l’articolo 17, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: « La proprietà intellettuale è protetta ». Nulla di più. Una tale norma, che di fatto sta alla base di tutta la concezione continentale del diritto d’autore, trova la propria giustificazione filosofica in Locke (XVII secolo) e si limita a tutelare il lavoro dell’individuo, senza alcun riferimento all’utilità sociale dello stesso.
Per questo, so bene che, se persino una riforma complessiva del diritto d’autore a livello italiano sarebbe insufficiente a modificare un approccio che è così consolidato, la mia proposta di legge è solo un piccolissimo passo (spero) in avanti.
Ma visto che spesso le grandi imprese nascono da piccole opportunità, penso possa valerne la pena.
Veniamo ora al dunque: la proposta.
Intanto credo sia doveroso spiegare come nasce. Sappiamo tutti che l’Italia è il Paese dei Comitati e delle Commissioni di studio, i quali - puntualmente - vengono istituiti, si riuniscono, producono documenti che nessuno legge e si sciolgono per svariate ragioni. A volte vengono sostituiti da nuovi Comitati che fanno la stessa fine. È un circolo vizioso, insomma.
Ebbene, a fine 2007 la Commissione sul Diritto d’autore e le nuove tecnologie (oggi sciolta), composta per lo più da eminenti giuristi esperti della materia, compilava un documento di sintesi sulle “utilizzazioni libere”. Mai ero venuto a conoscenza di tale documento finché, dopo avere avuto occasione di conoscerci (anche se solo “virtualmente”) nel periodo di redazione della salvablog, l’avvocato Marco Scialdone (che di tale Commissione faceva parte) me l’ha inviato. Il testo mi è subito sembrato interessante, così insieme a Marco abbiamo cominciato a lavorarci: mantenendo l’impianto originario, molto condivisibile, e modificando alcune parti.
In questo modo è venuta fuori una proposta di legge che vede nei punti che seguono le proprie parti più salienti:
1. Digitalizzazione e messa a disposizione degli utenti in rete dei materiali contenuti nelle biblioteche;
2. Liberalizzazione dell’utilizzo delle opere tutelate dal diritto d’autore per finalità di didattica, ricerca scientifica, critica e discussione;
3. Promozione e valorizzazione delle applicazioni del web 2.0 e dei contenuti creati dagli utenti (vedansi Wikipedia, Youtube, ecc.).
Questi sono i punti principali, ma non gli unici, della proposta. Dal momento che essa ha una relazione che mi pare molto chiara, ritengo inutile tediarvi ancora con descrizioni sommarie quando potete leggere il testo integrale (che non è molto lungo) formandovi così un’idea più completa.
A questo punto non posso far altro, quindi, che mettere a disposizione lo stampato della proposta (che potete leggere cliccandio qui) ed invitarvi a farmi giungere la vostra opinione.
Un grazie, ovviamente, va a Marco Scialdone ed alla Commissione che, come spesso accade in Italia, ha svolto un ottimo lavoro senza che nessuno (o quasi) se ne accorgesse.













