lunedì 28 settembre 2009

MODIFICHIAMO IL DIRITTO D’AUTORE

Da tempo sostengo, anche dalle pagine di questo blog, che la normativa italiana in materia di diritto d’autore è obsoleta e soffoca lo sviluppo delle nuove tecnologie come strumento per la diffusione della cultura. Da tempo altresì auspico una organica riforma legislativa che, appunto, giunga a trovare il giusto equilibrio tra la tutela dei diritti di autori ed editori e la tutela dei diritti degli utenti.

Una tale riforma sarebbe di una complessità tecnico-giuridica tal da necessitare evidentemente di un lungo processo di lavoro e, aggiungo, difficilmente potrebbe svolgersi in Parlamento: ritengo che, come è prassi fare in casi come questo, la strada migliore sarebbe una delega al Governo dai principi ben chiari.

In attesa che il diritto d’autore possa essere sostanzialmente riformato, ho presentato alla Camera una proposta di legge che va a modificare pochi punti della vigente normativa, cruciali però per lo sviluppo della tecnologia.

Chi ha conoscenze anche solo rudimentali in materia di diritto della proprietà intellettuale sa bene che, per far sì che davvero la concezione del diritto d’autore si trasformi da mera tutela del lavoro individuale a occasione di progresso sociale, sarebbe necessaria una rivisitazione complessiva a livello continentale: è sufficiente fare un confronto tra l’impianto statunitense e quello europeo per comprendere quante siano le cose da cambiare.

Leggiamo la Costituzione degli Stati Uniti, articolo 1, sezione 8, clausola 8: « The Congress shall have Power […] To promote the Progress of Science and useful Arts, by securing for limited Times to Authors and Inventors the exclusive Right to their respective Writings and Discoveries » (« Il Congresso avrà il potere […] di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, garantendo per periodi limitati agli autori ed inventori il diritto di esclusiva sulle loro opere (sui loro scritti) e sulle loro scoperte »). Qui è evidente come la tutela del diritto d’autore sia strumentale al progresso della scienza, che ne è il fine stesso.

Andiamo invece a vedere l’articolo 17, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: « La proprietà intellettuale è protetta ». Nulla di più. Una tale norma, che di fatto sta alla base di tutta la concezione continentale del diritto d’autore, trova la propria giustificazione filosofica in Locke (XVII secolo) e si limita a tutelare il lavoro dell’individuo, senza alcun riferimento all’utilità sociale dello stesso.

Per questo, so bene che, se persino una riforma complessiva del diritto d’autore a livello italiano sarebbe insufficiente a modificare un approccio che è così consolidato, la mia proposta di legge è solo un piccolissimo passo (spero) in avanti.

Ma visto che spesso le grandi imprese nascono da piccole opportunità, penso possa valerne la pena.

Veniamo ora al dunque: la proposta.

Intanto credo sia doveroso spiegare come nasce. Sappiamo tutti che l’Italia è il Paese dei Comitati e delle Commissioni di studio, i quali - puntualmente - vengono istituiti, si riuniscono, producono documenti che nessuno legge e si sciolgono per svariate ragioni. A volte vengono sostituiti da nuovi Comitati che fanno la stessa fine. È un circolo vizioso, insomma.

Ebbene, a fine 2007 la Commissione sul Diritto d’autore e le nuove tecnologie (oggi sciolta), composta per lo più da eminenti giuristi esperti della materia, compilava un documento di sintesi sulle “utilizzazioni libere”. Mai ero venuto a conoscenza di tale documento finché, dopo avere avuto occasione di conoscerci (anche se solo “virtualmente”) nel periodo di redazione della salvablog, l’avvocato Marco Scialdone (che di tale Commissione faceva parte) me l’ha inviato. Il testo mi è subito sembrato interessante, così insieme a Marco abbiamo cominciato a lavorarci: mantenendo l’impianto originario, molto condivisibile, e modificando alcune parti.

In questo modo è venuta fuori una proposta di legge che vede nei punti che seguono le proprie parti più salienti:

1. Digitalizzazione e messa a disposizione degli utenti in rete dei materiali contenuti nelle biblioteche;

2. Liberalizzazione dell’utilizzo delle opere tutelate dal diritto d’autore per finalità di didattica, ricerca scientifica, critica e discussione;

3. Promozione e valorizzazione delle applicazioni del web 2.0 e dei contenuti creati dagli utenti (vedansi Wikipedia, Youtube, ecc.).

Questi sono i punti principali, ma non gli unici, della proposta. Dal momento che essa ha una relazione che mi pare molto chiara, ritengo inutile tediarvi ancora con descrizioni sommarie quando potete leggere il testo integrale (che non è molto lungo) formandovi così un’idea più completa.

A questo punto non posso far altro, quindi, che mettere a disposizione lo stampato della proposta (che potete leggere cliccandio qui) ed invitarvi a farmi giungere la vostra opinione.

Un grazie, ovviamente, va a Marco Scialdone ed alla Commissione che, come spesso accade in Italia, ha svolto un ottimo lavoro senza che nessuno (o quasi) se ne accorgesse.

lunedì 21 settembre 2009

IL DDL PECORELLA E LA SALVABLOG

Negli ultimi giorni si è molto discusso in rete del “ddl Pecorella”: ne ha scritto, credo per primo, Guido Scorza su Punto Informatico. La proposta di legge dell’onorevole Pecorella si propone di modificare l’arcinota legge 47/1948 sulla stampa, il codice penale ed il codice di procedura penale.

Il testo della proposta parla anche di “siti informatici”. Oltre alla terminologia che forse andrebbe rivista, c’è qualcosa, nella sostanza, che non condivido. In estrema sintesi, la proposta va nel senso esattamente opposto rispetto alla “salva blog” che abbiamo scritto insieme qualche mese fa.

Per questa ragione sono stato sollecitato, da più parti, a predisporre un emendamento che riporti la questione nei ranghi.

In realtà, l’atto è appena stato assegnato alla Commissione giustizia (7 giorni fa), ma non è ancora all’ordine del giorno. Non si sa, in questi casi, quanto tempo ci sia da aspettare, ma potrebbe trattarsi anche di mesi. Perciò, non è ancora possibile presentare “formalmente” alcun tipo di emendamento.

Piuttosto che stare con le mani in mano, però, ho pensato che si potrebbe sfruttare questo tempo a nostra disposizione per lavorare insieme ad una proposta di emendamento che poi presenterò non appena le procedure parlamentari me lo consentiranno.

Per questo, con l’Istituto per le politiche dell’innovazione ed il suo presidente Guido Scorza, abbiamo buttato giù un testo base che è già disponibile in piattaforma wiki, pronto a raccogliere le vostre modifiche.

A questo punto non posso che confidare, come sempre, in una vostra fattiva collaborazione!

Attendo vostre notizie.

mercoledì 9 settembre 2009

SOTTOSCRIVIAMO IL MANIFESTO DI INTERNET

Quindici blogger tedeschi hanno redatto il “manifesto del giornalismo ai tempi di internet”. Ce ne ha dato notizia, in Italia, Marco Pratellesi dalle colonne di Corriere.it.

Il manifesto è la perfetta sintesi di quello che dovrebbe essere il giusto approccio con la rete, con il nuovo modo di informare e con gli strumenti del web 2.0.

Credo sia giusto che la blogosfera italiana diffonda e sostenga questo documento.

Personalmente invierò il manifesto a tutti i Colleghi parlamentari, chiedendo loro di sottoscriverlo: dopo la nascita dell’Intergruppo Parlamentare 2.0, un’ampia e trasversale sottoscrizione di deputati e senatori sarebbe un importante segnale della nuova considerazione che le Istituzioni italiane stanno riservando alla rete.

Nei prossimi giorni vi darò notizia dell’esito di questa iniziativa.

Intanto, chi volesse sottoscrivere il manifesto (il cui testo integralmente riporto qui sotto), può farlo lasciando un commento.

1. "Internet è diverso" Il nuovo mezzo di comunicazione è molto differente rispetto agli altri media. Chi vuol lavorare nel campo dell'informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalistici nuovi e migliori.

2. "Internet è un impero mediatico tascabile" Grazie a internet è possibile fare dell'ottimo giornalismo anche senza immensi investimenti. Il web riorganizza le strutture esistenti dei media abbattendo gli antichi confini che esistevano tra giornali, televisione, radio etc.

3."Internet è la nostra società e la nostra società è internet" Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale. I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione.

4. "La libertà di internet è inviolabile" Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all' architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l'accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi.

5. "Internet è la vittoria dell'informazione" Per la prima volta grazie a Internet l'utente può scegliere realmente come informarsi e attraverso i motori di ricerca attingere a un patrimonio d'informazione immenso.

6. "I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo" Grazie a internet il giornalismo può svolgere un'azione socio-educativa completamente nuova. Ciò significa presentare notizie in continuo cambiamento attraverso un processo inarrestabile. Chi vuol praticare il giornalismo deve essere stimolato da un nuovo idealismo e capire che le risorse offerte da internet sono un incredibile stimolo a migliorare.

7. "La rete richiede collegamenti" La rete è fatta di collegamenti. Chi non li usa si autoesclude dal dibattito sociale e ciò vale anche per i siti web dei tradizionali mezzi di comunicazione.

8. "Linkare premia, citare abbellisce" Chi fa giornalismo online deve offrire all'utente un prodotto sempre più completo. Linkare le fonti e citarle permette di conoscere direttamente e più ampiamente i temi di cui si dibatte.

9. "Internet è la nuova sede per il dibattito politico" Il giornalismo del XXI secolo deve fare in modo che il dibattito politico si trasferisca sempre di più sulla rete così il pubblico potrà partecipare direttamente ai discorsi politici e dire la sua.

10. "Oggi libertà di stampa significa libertà d'opinione" I giornalisti non devono temere che la rete possa sminuire il loro compito di selezionare le notizie e informare. La vera dicotomia che invece internet realizza è quella tra il buon e cattivo giornalismo.

11. "Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe" Sin dall'antichità l'umanità ha capito che più informazioni si hanno, più è grande la libertà. Internet è il mezzo che può più di tutti può allargare la nostra libertà.

12. "La tradizione non è un modello di business" Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.

13. “Il diritto d'autore diventa un dovere civico su Internet” La rete deve rispettare il diritto d'autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.

14. "Internet ha molte valute" Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.

15. “Ciò che rimane sulla rete resta sulla rete” Il giornalismo del XXI secolo non è più qualcosa di transitorio. Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore.

16. "La qualità resta la più importante delle qualità" Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest'ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi.

17. "Tutto per tutti" Internet ha dimostrato che l'utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare.