domenica 29 novembre 2009

WI-FI LIBERO: UN PO' DI CHIAREZZA

I commenti che giungono qui sul blog, alcune e-mail che ricevo ed anche diversi articoli che ho letto in giro mi fanno capire che circola un po' di confusione sulla proposta di legge che ho annunciato nel mio ultimo post.
Allora, visto che qualcuno mi ha chiesto quale sarebbe la reale portata di tale proposta, cerco di spiegarlo molto schematicamente:
  1. La proposta prevede che, di regola, non si debba ricorrere ad alcuna identificazione dell'utente.
  2. La necessità di identificazione è da considerarsi come l'eccezione e potrà avere luogo solo in ipotesi limitate e stabilite dal Ministro dell'interno.
  3. In queste ipotesi eccezionali, l'utente dovrà avere la possibilità di identificarsi in modo "indiretto" e "prescindendo dall'identificazione fisica".
  4. Sarà ancora una volta il Ministro dell'interno a dover stabilire nel dettaglio quali modalità di identificazione indiretta adottare. Il testo della proposta di legge, volutamente, non scende nello specifico. In questo modo potenzialmente si consente un numero di possibilità di identificazioni infinite e sempre aggiornate alla tecnica.
  5. Il testo della proposta di legge non parla dell'identificazione tramite carta SIM o SMS. Lo dico perchè c'è chi ha detto che questo sistema penalizzerebbe gli stranieri in Italia e, di fatto, è già consentito anche se poco diffuso. Entrambe le affermazioni sono vere. Infatti, lo ripeto, non si tratta di un contenuto della proposta di legge, ma solo di un esempio di largo consumo che ho voluto fare per far capire quale potesse essere un metodo di "identificazione indiretta che prescinde dall'identificazione fisica".
Spero che ora tutto risulti un po' più chiaro, ma per qualsiasi dubbio, sapete che rispondo sempre a tutti!

giovedì 26 novembre 2009

INTERNET SENZA FILI LIBERO E PER TUTTI

**UPDATE del 29 novembre ore 0.19: circola un po' di confusione sul reale significato della proposta. Ho cercato di fare un po' di chiarezza in un nuovo post. Spero di esserci riuscito**

In questi giorni ci arriva da più parti un messaggio univoco: la crescita economica del Paese non può prescindere dalla diffusione e dallo sviluppo delle nuove forme di comunicazione. L’ha affermato il Ministro Scajola, l’ha ribadito il Viceministro Romani e l’ha detto anche il Ministro Brambilla.
Quindi, quale momento migliore per sottoporre al Parlamento una proposta di legge che muova proprio da questi principi?
Da questa constatazione è nata l’idea di presentare una proposta di legge che incentivi l’utilizzo di punti di accesso pubblici e senza fili per accedere ad internet.
Oggi, infatti, in Italia non è così semplice connettersi al web fuori di casa: o si dispone di una “chiavetta” o comunque di altro dispositivo mobile (una tecnologia, fra l’altro, che nel nostro Paese è offerta ancora a tariffe piuttosto alte), o si ha l’opportunità di collegarsi ad una rete locale privata, oppure - per fruire di punti di accesso pubblici, anche gratuiti - è necessario sottostare ad una procedura piuttosto macchinosa, che è un grosso freno allo sviluppo ed alla diffusione di postazioni pubbliche di accesso ad internet.
In virtù della normativa sull’antiterrorismo approvata nel 2005, subito dopo i tragici attentati di Londra, infatti, è necessario che ogni utente si presenti fisicamente da un addetto dell’internet point o dal gestore della rete wireless, al quale deve consegnare l’originale del proprio documento d’identità che verrà fotocopiato ed archiviato.
Per carità, la sicurezza dello Stato viene prima di tutto. Però, credo che una procedura di questo tipo sia eccessivamente restrittiva, ed inoltre - necessitando dell’interazione fisica e personale tra utente e gestore del servizio - fa perdere quei caratteri di immediatezza ed autonomia che contraddistinguono le nuove tecnologie.
Tra l’altro, è opportuno evidenziare che nessun Paese occidentale adotta una normativa tanto restrittiva: neppure gli Stati Uniti, le cui leggi contro il terrorismo sono le più severe del mondo.
Da queste constatazioni è nata la proposta di legge n. 2962, che ho presentato alla Camera la settimana scorsa, la quale mira a rimuovere questi freni allo sviluppo di internet.
Tale proposta va a modificare l’articolo 7, comma 4, della legge 155/2005 (il quale, a differenza di altre parti della stessa legge, non ha scadenza: lo dico perché in giro c’è chi, erroneamente, afferma il contrario). Secondo l’attuale formulazione di tale comma, oggi l’utente deve essere sempre e comunque identificato, e l’unico strumento utile a tale identificazione è la presentazione di un documento d’identità.
La mia proposta di legge, invece, lascia spazio all’eventualità in cui l’utente possa usufruire di una connessione pubblica senza essere affatto identificato. Trattandosi di un argomento molto delicato, però, si delega il Ministro dell’interno a stabilire, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico ed il Ministro della pubblica amministrazione e innovazione, i casi in cui è necessaria l’identificazione dell’utente. Vi è quindi una sostanziale “apertura”, da parte del legislatore, alla possibilità di non identificazione, della quale, evidentemente, il Ministro delegato dovrà tenere conto in fase di compilazione del decreto.
Ritengo, però, che la novità più importante prevista nella proposta di legge sia la seguente: non sarà più necessario presentare fisicamente un documento, ma il riconoscimento dell’utente potrà avvenire in maniera indiretta ed automatica. Cioè, anche nei casi in cui sarà stabilita la necessità dell’identificazione, questa potrà svolgersi con procedure indipendenti dall’interazione personale utente-operatore, quindi preservando il carattere di immediatezza delle moderne tecnologie, senza però mettere in alcun modo a repentaglio la sicurezza pubblica.
Anche in questo caso, stante l’alto tasso di tecnicità del tema, la proposta prevede che sia il Ministro dell’interno a dover emanare apposito decreto per stabilire le modalità di identificazione del soggetto, ma la relazione della proposta di legge contiene una concreta ipotesi: il riconoscimento tramite carta SIM.
Tale sistema potrebbe funzionare in questo modo: chi tenta di accedere ad internet tramite una rete wireless pubblica viene “bloccato” da una finestra che richiede l’inserimento del numero di cellulare. Per potere navigare, l’utente è obbligato ad inserirlo. In pochi secondi, ed in via del tutto automatica, l’utente riceve sul proprio telefonino un sms contenente un codice tramite il quale può “sbloccare” il sistema ed accedere senza problemi alla rete. In questo modo, non c’è pregiudizio alla sicurezza pubblica perché l’utente è stato univocamente identificato (ogni utenza di telefonia mobile italiana, infatti, è abbinata all’identità di una persona rintracciabile), ma si evita una procedura particolarmente macchinosa che, di fatto, ha impedito un pieno sviluppo delle moderne tecnologie di comunicazione nel nostro Paese.
Credo sinceramente che questa proposta di legge potrebbe essere d’impulso per invogliare gli imprenditori italiani ad investire in un settore fondamentale per la nostra crescita economica e culturale, ed offrirebbe nuove opportunità ai cittadini che, oggi, vedono i propri diritti di espressione ed informazione soffocati da norme eccessivamente restrittive.
Ancora una volta, nella redazione di questa proposta non ho lavorato da solo. A tal proposito devo ringraziare l’amico e avvocato Marco Scialdone, con il quale ho discusso e ragionato in modo da compilare un testo auspicabilmente completo. Si tratta, tra l’altro, di una persona che ho conosciuto proprio grazie a questo blog, perché mi aveva inviato opinioni e suggerimenti su alcune altre iniziative.
Dico questo per invitare tutti, ancora una volta, a lasciare un commento, positivo o negativo, purché costruttivo, affinché tutti insieme si possa contribuire allo sviluppo ed alla diffusione di internet nel nostro Paese, che si sta - finalmente - rendendo conto di quanto ciò sia importante.
A questo link è disponibile il pdf con il testo integrale della proposta.
Attendo di sentirvi (o, meglio, di leggervi)!

P.S.: come è da tempo mia abitudine, avrei voluto dare alla proposta di legge una connotazione bipartisan, dal momento che mi pare contenga esclusivamente contenuti “di buon senso” che possono essere ampiamente condivisi da ogni schieramento. Per questo, ho cercato adesioni tra i deputati di ogni gruppo. Però, ho avuto positivo riscontro solo dal mio gruppo (con gli onorevoli Michele Scandroglio ed Antonio Palmieri in testa), ovvero il Popolo della Libertà, e dagli onorevoli Paola Concia e Vinicio Peluffo (PD), unici deputati dell’opposizione che hanno ritenuto di aderire, e che perciò ringrazio. Forse questo può far riflettere coloro i quali da tempo vogliono far credere che in Parlamento ci sia una divisione tra chi sostiene la libertà e la diffusione di internet (la sinistra) e chi, invece, vuole porre il bavaglio alla rete (il centrodestra). In ogni caso, politica a parte, noi andiamo avanti.

martedì 17 novembre 2009

BANDA LARGA: L'IMPEGNO DEL GOVERNO

Chi segue questo blog sa che non mi sono fatto scrupoli nel sensibilizzare il Governo su alcune tematiche relative allo sviluppo di internet: il caso dell'antipirateria ne è un esempio.
Oggi, invece, scrivo qui per ringraziare il Governo, ed in particolare il Ministro Scajola, per avere riconosciuto l'importanza della banda larga nella crescita dell'Italia.
Alcune esternazioni di altri Ministri e Sottosegretari avevano diffuso un po' di timore e di scetticismo. Ma le ultime dichiarazioni di Scajola non lasciano spazio a dubbi: la banda larga è una priorità per il Paese.
Non mi pare sia necessario che io scriva altro. E' sufficiente leggere l'odierna notizia battuta dall'Ansa che contiene il pensiero del Ministro Scajola, e che di seguito incollo:

TLC: SCAJOLA, BANDA LARGA COME AUTOSTRADA DEL SOLE (ANSA) - GENOVA, 17 NOV - All'interno del governo 'non ci sono polemiche sulla banda larga, c'e' solo la necessita' di approvarla'. E' quanto affermato dal ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, oggi a Genova a margine di una visita ad Ansaldo Energia.
'Nei programmi del governo - ha detto - ci sono investimenti in nuove tecnologie e nella ricerca. La banda larga e' come l'Autostrada del Sole nel 1960. Pensate se non ci fosse. Oggi non si riesce a comunicare se non attraverso internet veloce.
Noi abbiamo due terzi del Paese che e' senza internet e quindi condanniamo giovani e imprese in tante parti del territorio a rimanere fuori, e quindi abbiamo bisogno di dare internet a tutti e di darlo veloce'.
'Dobbiamo mettere insieme - ha aggiunto il ministro - il contributo dei gestori, dei privati, ma sappiamo bene che alcuni territori non sono economici e quindi il libero mercato non servirebbe queste aree. Percio' dobbiamo dare risorse per offrire internet a quei territori che non sarebbero serviti e con le risorse dei privati cercare insieme di fare un pacchetto che ci possa mettere al pari degli altri Paesi'.
'La legge sviluppo - ha concluso - ha previsto un investimento in banda larga. Lo faremo e penso anche che questi investimenti saranno sbloccati in tempi brevi'. (ANSA).