**UPDATE del 29 novembre ore 0.19: circola un po' di confusione sul reale significato della proposta. Ho cercato di fare un po' di chiarezza in un nuovo post. Spero di esserci riuscito**
In questi giorni ci arriva da più parti un messaggio univoco: la crescita economica del Paese non può prescindere dalla diffusione e dallo sviluppo delle nuove forme di comunicazione.
L’ha affermato il Ministro Scajola,
l’ha ribadito il Viceministro Romani e
l’ha detto anche il Ministro Brambilla.
Quindi, quale momento migliore per sottoporre al Parlamento una proposta di legge che muova proprio da questi principi?
Da questa constatazione è nata l’idea di presentare una proposta di legge che incentivi l’utilizzo di punti di accesso pubblici e senza fili per accedere ad internet.
Oggi, infatti, in Italia non è così semplice connettersi al web fuori di casa: o si dispone di una “chiavetta” o comunque di altro dispositivo mobile (una tecnologia, fra l’altro, che nel nostro Paese è offerta ancora a tariffe piuttosto alte), o si ha l’opportunità di collegarsi ad una rete locale privata, oppure - per fruire di punti di accesso pubblici, anche gratuiti - è necessario sottostare ad una procedura piuttosto macchinosa, che è un grosso freno allo sviluppo ed alla diffusione di postazioni pubbliche di accesso ad internet.
In virtù della normativa sull’antiterrorismo approvata nel 2005, subito dopo i
tragici attentati di Londra, infatti, è necessario che ogni utente si presenti fisicamente da un addetto dell’internet point o dal gestore della rete wireless, al quale deve consegnare l’originale del proprio documento d’identità che verrà fotocopiato ed archiviato.
Per carità, la sicurezza dello Stato viene prima di tutto. Però, credo che una procedura di questo tipo sia eccessivamente restrittiva, ed inoltre - necessitando dell’interazione fisica e personale tra utente e gestore del servizio - fa perdere quei caratteri di immediatezza ed autonomia che contraddistinguono le nuove tecnologie.
Tra l’altro, è opportuno evidenziare che nessun Paese occidentale adotta una normativa tanto restrittiva: neppure gli Stati Uniti, le cui leggi contro il terrorismo sono le più severe del mondo.
Da queste constatazioni è nata la
proposta di legge n. 2962, che ho presentato alla Camera la settimana scorsa, la quale mira a rimuovere questi freni allo sviluppo di internet.
Tale proposta va a modificare l’articolo 7, comma 4, della
legge 155/2005 (il quale, a differenza di altre parti della stessa legge, non ha scadenza: lo dico perché in giro c’è chi, erroneamente, afferma il contrario). Secondo l’attuale formulazione di tale comma, oggi l’utente deve essere sempre e comunque identificato, e l’unico strumento utile a tale identificazione è la presentazione di un documento d’identità.
La mia proposta di legge, invece, lascia spazio all’eventualità in cui l’utente possa usufruire di una connessione pubblica senza essere affatto identificato. Trattandosi di un argomento molto delicato, però, si delega il Ministro dell’interno a stabilire, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico ed il Ministro della pubblica amministrazione e innovazione, i casi in cui è necessaria l’identificazione dell’utente. Vi è quindi una sostanziale “apertura”, da parte del legislatore, alla possibilità di non identificazione, della quale, evidentemente, il Ministro delegato dovrà tenere conto in fase di compilazione del decreto.
Ritengo, però, che la novità più importante prevista nella proposta di legge sia la seguente: non sarà più necessario presentare fisicamente un documento, ma il riconoscimento dell’utente potrà avvenire in maniera indiretta ed automatica. Cioè, anche nei casi in cui sarà stabilita la necessità dell’identificazione, questa potrà svolgersi con procedure indipendenti dall’interazione personale utente-operatore, quindi preservando il carattere di immediatezza delle moderne tecnologie, senza però mettere in alcun modo a repentaglio la sicurezza pubblica.
Anche in questo caso, stante l’alto tasso di tecnicità del tema, la proposta prevede che sia il Ministro dell’interno a dover emanare apposito decreto per stabilire le modalità di identificazione del soggetto, ma la relazione della proposta di legge contiene una concreta ipotesi: il riconoscimento tramite carta SIM.
Tale sistema potrebbe funzionare in questo modo: chi tenta di accedere ad internet tramite una rete wireless pubblica viene “bloccato” da una finestra che richiede l’inserimento del numero di cellulare. Per potere navigare, l’utente è obbligato ad inserirlo. In pochi secondi, ed in via del tutto automatica, l’utente riceve sul proprio telefonino un sms contenente un codice tramite il quale può “sbloccare” il sistema ed accedere senza problemi alla rete. In questo modo, non c’è pregiudizio alla sicurezza pubblica perché l’utente è stato univocamente identificato (ogni utenza di telefonia mobile italiana, infatti, è abbinata all’identità di una persona rintracciabile), ma si evita una procedura particolarmente macchinosa che, di fatto, ha impedito un pieno sviluppo delle moderne tecnologie di comunicazione nel nostro Paese.
Credo sinceramente che questa proposta di legge potrebbe essere d’impulso per invogliare gli imprenditori italiani ad investire in un settore fondamentale per la nostra crescita economica e culturale, ed offrirebbe nuove opportunità ai cittadini che, oggi, vedono i propri diritti di espressione ed informazione soffocati da norme eccessivamente restrittive.
Ancora una volta, nella redazione di questa proposta non ho lavorato da solo. A tal proposito devo ringraziare l’amico e avvocato
Marco Scialdone, con il quale ho discusso e ragionato in modo da compilare un testo auspicabilmente completo. Si tratta, tra l’altro, di una persona che ho conosciuto proprio grazie a questo blog, perché mi aveva inviato opinioni e suggerimenti su alcune altre iniziative.
Dico questo per invitare tutti, ancora una volta, a lasciare un commento, positivo o negativo, purché costruttivo, affinché tutti insieme si possa contribuire allo sviluppo ed alla diffusione di internet nel nostro Paese, che si sta - finalmente - rendendo conto di quanto ciò sia importante.
A
questo link è disponibile il pdf con il testo integrale della proposta.
Attendo di sentirvi (o, meglio, di leggervi)!
P.S.: come è da tempo mia abitudine, avrei voluto dare alla proposta di legge una connotazione bipartisan, dal momento che mi pare contenga esclusivamente contenuti “di buon senso” che possono essere ampiamente condivisi da ogni schieramento. Per questo, ho cercato adesioni tra i deputati di ogni gruppo. Però, ho avuto positivo riscontro solo dal mio gruppo (con gli onorevoli
Michele Scandroglio ed
Antonio Palmieri in testa), ovvero il Popolo della Libertà, e dagli onorevoli
Paola Concia e
Vinicio Peluffo (PD), unici deputati dell’opposizione che hanno ritenuto di aderire, e che perciò ringrazio. Forse questo può far riflettere coloro i quali da tempo vogliono far credere che in Parlamento ci sia una divisione tra chi sostiene la libertà e la diffusione di internet (la sinistra) e chi, invece, vuole porre il bavaglio alla rete (il centrodestra). In ogni caso, politica a parte, noi andiamo avanti.