Torno ad intervenire sul blog e mi rendo conto che è passato tanto tempo dal mio ultimo post. Me ne dispiaccio e me ne scuso, ma d'altronde ho sempre inteso questo spazio come un luogo in cui scrivere solo quando si ha qualcosa da dire: per questo ho la speranza che i miei interventi qui, anche se non troppo frequenti, possano destare qualche interesse.
Una speranza che alcune recenti notizie mi fanno pensare non sia del tutto vana: con molta soddisfazione vi comunico, nel caso vi fosse sfuggito, che questo blog è stato inserito nei "TOP" dell'aggregatore sociale Wikio, e ricopre la 34esima posizione nella categoria "Politica", primo fra i parlamentari di centrodestra e addirittura davanti a leader politici di primissimo piano come Pierferdindando Casini e Massimo D'Alema. Credo che ciò sia merito soprattutto dell'intenso e proficuo scambio tra di noi tramite i commenti. È anche per questo che vi invito a continuare su questa strada di dialogo diretto che, in più occasioni, ha dato positivi frutti.
Ma veniamo al dunque.
Ho ritenuto utile venire a scrivere qui per cercare di fare il punto della situazione.
È cominciato il 2010 e credo che sarà un anno significativo per internet, sia a livello italiano che mondiale. Ce lo confermano le cronache di queste prime settimane dell'anno: la decisione di Google di non sottomettersi alla dittatura cinese cui è seguito il plauso dei maggiori leader mondiali, l'intervento del Papa che ha definito il web "una grande opportunità", la candidatura, ancora in pista, di internet al Nobel per la pace, e via dicendo.
Per non dimenticare gli affari nostrani: il Ministro Scajola ha dichiarato l'intenzione di voler costituire una "società della rete" con l'obiettivo di diffondere la fibra e la banda larga in tutto il Paese. Un intervento che porterà finalmente l'Italia all'avanguardia in Europa.
C'è poi il Ministro Maroni, che con il Viceministro delle comunicazioni Romani è al lavoro per istituire il "Tavolo per internet", cui saranno invitati a partecipare tutti gli operatori del settore, per concordare insieme una disciplina che renda il web un luogo sempre più libero e responsabile.
Insomma, credo che questo nuovo anno potrà essere molto importante per il futuro, sempre in evoluzione, della rete. Ed è per questo che la nostra soglia di attenzione dovrà essere ancora più alta: sarà bene tenere d'occhio le tante proposte che, come sempre, arriveranno da più parti, per sostenere quelle buone, per opporci a quelle potenzialmente pericolose e, magari, per proporre qualcosa di nostro.
A questo proposito, non mi è sfuggito che qualcuno si è domandato come mai non ho scritto niente sulla questione relativa all'attuazione della Direttiva europea 2007/65/CE, che alcuni hanno descritto come una catastrofe. Ebbene, non sono intervenuto perché, avendo letto il testo dello schema di decreto legislativo d'attuazione, mi pare che di catastrofico ci sia ben poco: a mio avviso, non c'è ragione di preoccuparsi. Non sto a spiegarvi il perché, avendolo già fatto molto bene Stefano Quintarelli in questo post.
Mi sembra, quindi, che le acque siano tranquille e che, anzi, si stia viaggiando verso nuovi orizzonti particolarmente felici.
Per qualsiasi cosa, comunque, sapete che ci sono.














6 commenti:
Onorevole Roberto Cassinelli,
Il problema del Decreto Romani (Decreto 169 della XVI Legislatura), che attua la direttiva europea sui Servizi Media Audiovisivi (2007/65/CE), è elegantemente illustrato da Guido Scorza e Claudio Messora sul blog di quest'ultimo, all'indirizzo
http://www.byoblu.com/post/2010/01/20/Attacco-alla-Rete.aspx
La considerazione 16 di tale direttiva include nella definizione di "servizio di media audiovisivo" solo i mezzi di comunicazione di massa che esercitano attività economiche o fanno concorrenza alla radiodiffusione televisiva, ma esclude i siti Internet privati e quelli che forniscono o distribuiscono audiovisivi generati da utenti privati e condivisi o scambiati dentro una comunità di interesse.
La considerazione 18 esclude dalla suddetta definizione tutti i servizi fornenti solo audiovisivi di carattere meramente incidentale (casuale o accessorio).
L'articolo 4 del Decreto Romani cuce insieme le considerazioni 16 e 18 mantenendo i riferimenti agli audiovisivi di carattere meramente incidentale e togliendo quelli ai siti Internet privati, agli utenti privati, alla condivisione, allo scambio ed alla comunità di interesse; l'articolo non considera pertanto "servizi di media audiovisivi" solo quei servizi che sono esercitati in attività principalmente non economiche, che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva e che forniscono solamente audiovisivi di carattere meramente incidentale.
Concordo con Anonimo sul Decreto Romani e mi stupisco che l'On. Cassinelli veda un simile testo come migliorativo della situazione di internet.
Mi sembra l'ennesimo tentativo di equiparare la rete ai mezzi di comunicazione tradizionale, in modo da imbavagliarla e farne uno strumento in mano a pochi.
E' proprio questa la forza tanto temuta di internet: chiunque può avere il suo spazio e dire la sua.
nteressante l'articolo di Guido Scorza sull'argomento: http://www.guidoscorza.it/?p=1455
Roberto,
Le segnalo che Telecom procede a fornire diverse località minori o non coperte da ADSL con un servizio a banda larga ridotta a 640 kbit/secondo, che comunque è 10 volte superiore alla velocità di una connessione analogica (che arriva a 56 kbit).
E' una soluzione a risparmio, che presenta grossi problemi. Telecom afferma che questo onere, pur con una banda minore, migliora il servizio e rende l'investimento sostenibile.
E' opportuno chiarire, come era previsto nel piano Caio, che tutti i fondi e interventi pubblici siano finalizzati a una banda minima di 2 megabit, ben più alta, e che questa soluzione tecnologica è quindi fuori dai programmi de Governo.
L'installazione nelle centrali telefoniche della tecnologia necessaria è molto meno onerosa di quanto costi un servizio ADSL vero. Però:
-Gli utenti possono attivare la connessione a 640 k solo con Telecom e nessun altro operatore.
-la connessione a 640 k costa 39 euro/mese, quanto Alice ADSL, con una velocità 14-15 volte inferiore.
-non sono possibili "upgrade" di banda, a causa del soluzione tecnica adottata. Chi rientra in questi programmi contro il digital divide, è escluso da ogni successivo miglioramento del servizio. A compensare questa esclusione, non c'è nemmeno uno sconto sulle tariffe.
Gìà negli '80 per garantire un servizio universale di fonia vocale si sono impiegati apparati a risparmio (MUx e UCR) dei concentratori di linee telefoniche, che riducevano il numeri di cavi in rame da stendere. E che sono la causa dell'impossibilità di portare l'ADSL in tante zone. Per il traffico voce erano più che sufficienti, non si era previsto il decollo dl traffico dati.
Non affidiamoci alle previsioni dei soliti esperti, che non ne azzeccano mai una. Variamo una specifica tecnica della nuova rete, che imponga ovunque degli standard qualitativi alti.
Piuttosto che andare a risparmio, allunghiamo la durata degli interventi e i tempi di ripagamento dell'investimento.
un saluto e grazie
giovanni santini
@Anonimo e Luigi: ho letto l'intervento di Guido Scorza, persona che stimo e con cui spesso mi trovo d'accordo, ma in questa circostanza non la penso come lui.
Per comodità trascrivo il testo dell'articolo 4, comma 1, dello schema di decreto, ove è data la definizione di "servizio di media audiovisivo":
[...] 1) un servizio, quale definito agli articoli 56 e 57 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che è sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media e il cui obiettivo principale è la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche e che comprende sia servizi lineari che servizi non lineari come definiti alle lettere i) e m) che seguono. Non rientrano nella nozione di "servizio di media audiovisivo" i servizi prestati nell'esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva; fermo restando che rientrano nella predetta definizione i servizi, anche veicolati mediante siti Internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale; ovvero
2) una comunicazione commerciale audiovisiva; [...]
Vi è poi la definizione di "fornitore di servizi di media": la persona fisica o giuridica che assume la responsabilità editoriale della scelta del contenuto audiovisivo del servizio di media audiovisivo e ne determina le modalità di organizzazione.
Sulla base di quanto scritto sopra, affinché vi sia un "servizio di media audiovisivo", devono sussistere ALMENO i seguenti criteri:
1) ci vuole un soggetto che si assume la RESPONSABILITA' EDITORIALE DELLA SCELTA del contenuto audiovisivo (e così escludiamo YouTube e le altre piattaforme video UGC);
2) l'attività dev'essere svolta in concorrenza con la radiodiffusione televisiva (e così escludiamo pure i blog amatoriali).
Sono questi, a mio avviso, i punti che ci fanno stare tranquilli. Spero che, dopo una attenta lettura, anche voi converrete che non c'è ragione di creare inutili allarmismi.
@Giovanni Santini: il Ministro Scajola è al lavoro proprio per questo.
Credo che stiamo chiedendo la solita cosa per chi fornisce connessioni wi-fi che per chi mette a disposizione spazi dove pubblicare contenuti. Il fornitore di banda (megabit/secondo) o il fornitore di spazi (megabit dove pubblicare i dati) non hanno responsabilità civile e penale di ciò che vi transita.
Che è esattamente ciò che accade nel mondo reale.
Nè possono averla, non avendo il controllo, salvo legittimare una censura preventiva di privati cittadini.
Tornando alla Sua proposta per il wi-f, credo che dal forum siano emerse principalmente quest cose :
-dichiarazione di inizio attività in questura, avendo la Polizia competenza sulle autorizzazioni e potere di revoca dei permessi. Gratuita e in carta semplice. Silenzio-assenso dopo 2 mesi.
-omologazione di lettori USB di banda magnetica per i documenti di identità o equipollenti, anche privi di foto di riconoscimento.
-responsabilità civile e penale per i singoli utenti, non per i fornitori di connettività.
giovanni santini
@Giovanni Santini: grazie per il riepilogo. Le rispondo punto per punto:
1) ok, d'accordissimo!
2) bisogna valutare la fattibilità tecnica, ma in linea di principio sono d'accordo.
3) l'Unione europea ha sempre sostenuto che non esiste responsabilità degli intermediari. Dopo qualche titubanza iniziale, anche la giurisprudenza italiana si è adeguata: la responsabilità per un contenuto illecito è esclusivamente del suo autore. Gli intermediari possono essere chiamati in causa solo quando non adempiono ad un'ordinanza dell'autorità giudiziaria (es. di rimozione). Quindi, sono d'accordo anche su questo.
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