L'ho già scritto in un post precedente, l'ho meglio precisato rispondendo ad alcuni commenti, ma voglio ripeterlo ancora: il cosiddetto decreto Romani, cioè il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2007/65/CE il cui schema è all'attenzione del Parlamento, non è un pericolo.
In rete troverete decine, forse centinaia di blog, anche autorevoli, che affermano il contrario. Eppure, a mio avviso, non c'è ragione di preoccuparsi.
Avete presente quella favola di Esopo in cui un pastore, tutti i giorni, mentre porta le pecore al pascolo, urla a gran voce "Al lupo! Al lupo!", sicché tutti accorrono a difendere il bestiame, per poi sentirsi dire che si trattava solo di uno scherzo, e che il lupo non c'era mai stato? Ecco, va detto: è piuttosto diffusa, nella blogosfera, la tendenza a comportarsi un po' come il pastore di Esopo. Ad urlare, cioè, "Al lupo!" anche quando non c'è nulla o, al massimo, c'è un criceto. Lo dico, ovviamente, da amico ed utente della rete, oltreché da blogger: un po' di sana autocritica non ha mai fatto male a nessuno, figuriamoci se può far male al mastodontico web.
Comunque, entrando nel merito della questione, vi spiego perché, secondo me, la diffusione di video via internet, tramite i blog amatoriali e le piattaforme UGC come YouTube, non è in pericolo. La mia tesi, ovviamente, si fonda esclusivamente sulla lettura dell'art. 4, lettere a) e b), dello schema di decreto legislativo.
Secondo tali disposizioni, affinché un servizio sia considerato "servizio di media audiovisivo", e quindi sia destinatario degli obblighi contemplati nel decreto, è necessario che:
1. vi sia un "fornitore di servizi di media", cioè un soggetto che si assuma la responsabilità editoriale della scelta dei contenuti audiovisivi;
2. l'obiettivo principale sia la fornitura di programmi "al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico";
3. il servizio sia esercitato nell'esercizio di una attività principalmente economica;
4. il servizio sia esercitato "in concorrenza con la radiodiffusione televisiva";
5. il contenuto audiovisivo, all'interno del sito, abbia carattere "non meramente incidentale".
Si badi che i cinque punti di cui sopra devono sussistere tutti insieme.
Ragioniamo però ora sulla portata di queste norme, valutandone gli ambiti di applicazione.
Cominciamo dal caso di un blog amatoriale, gestito da un gruppetto di 3 o 4 amici con la passione per internet, che ogni venerdì corredano i propri post con un video in cui fanno il riassunto della settimana.
Sussiste il punto 1? Sappiamo bene che non è chiaro se un blog sia o meno un prodotto editoriale, e se quindi vi sia un soggetto "editorialmente responsabile". Ma ragioniamo nell'ipotesi peggiore (guardando anche la definizione di "responsabilità editoriale" inserita nello schema di decreto) e diciamo di sì. Il punto 1 sussiste.
Sussiste il punto 2? Secondo voi, un blog gestito da 4 persone può avere la presunzione di informare "il grande pubblico"? Io credo di no, ma siccome continuiamo a ragionare nell'ipotesi peggiore, facciamo finta di sì. Il punto 2 sussiste
Sussiste il punto 3? Anche tirandolo per i capelli, sostenere che un blog di questo tipo, pur zeppo di inserzioni e banner pubblicitari, possa configurare una "attività principalmente economica" è operazione assai avventata. Quindi, mi sento i dire che il punto 3 non sussiste. E già qui potremmo fermarci, ma andiamo avanti.
Sussiste il punto 4? Assolutamente no. Sostenere che un blog di questo tipo possa fare concorrenza alla "radiodiffusione televisiva" è impossibile. Il punto 4 non sussiste.
Sussiste il punto 5? Questo sì. Dal momento che i video settimanali sono una delle "caratteristiche" del blog, non si può dire che hanno carattere "meramente incidentale". Il punto 5 sussiste.
Abbiamo visto, quindi, che - nell'ipotesi peggiore - sussistono solo 3 criteri su 5, quando, per configurare un "servizio di media audiovisivo", dovrebbero sussistere tutti. Pertanto, i blog amatoriali non sono in pericolo! Evviva!
Facciamo lo stesso gioco per una piattaforma come YouTube.
Sussiste il punto 1? Assolutamente no. YouTube non ha alcuna responsabilità editoriale per i contenuti che diffonde, a meno che non li abbia intenzionalmente modificati (cosa che non fa). Anche facendo riferimento alla nozione di "responsabilità editoriale" contenuta nello schema di decreto, dal momento che in questo caso si tratta di "responsabilità editoriale della scelta", il criterio latita, poichè YouTube non sceglie cosa pubblicare, anche se poi ha la possibilità, in caso di violazioni, di rimuovere il contenuto incriminato. Quindi, il punto 1 non sussiste.
Sussiste il punto 2? Direi di sì: YouTube ha ormai numeri da "grande pubblico". Il punto 2 sussiste.
Sussiste il punto 3? Ancora una volta sì: quella di YouTube è un'attività economica. Il punto 3 sussiste.
Sussiste il punto 4? È opinabile. Piattaforme di questo tipo diffondono contenuti anche diversi rispetto a quelli televisivi, ma forse ormai la loro evoluzione fa sì che possano essere considerati "concorrenti" della radiodiffusione televisiva. Quindi, diciamo di sì. Il punto 4 sussiste.
Sussiste il punto 5? Assolutamente sì. Il punto 5 sussiste.
Vediamo così che nemmeno le piattaforme UGC come YouTube rientrano nella definizione di "servizio di media audiovisivo", visto che sussistono solo 4 criteri su 5.
Proviamo ragionare sui siti di Rai, Mediaset, Sky e delle altre televisioni, oppure sui siti delle vere e proprie WebTV professionali (canali, cioè, che fanno la stessa attività di Rai Uno e Canale 5, ma trasmettono esclusivamente via web).
Sussiste il punto 1? Certamente sì. Il punto 1 sussiste.
Sussiste il punto 2? Anche qui il concetto di "grande pubblico" è relativo, ma si può dire di sì. Il punto 2 sussiste.
Sussiste il punto 3? Senza dubbio (a meno che non si tratti di una WebTV "senza scopo di lucro"... ma questa è fantascienza!). Il punto 3 sussiste.
Sussiste il punto 4? Sì, dal momento che viene trasmesso lo stesso target di programmi che troviamo carrellando tra un canale tv e l'altro. Il punto 4 sussiste.
Sussiste il punto 5? Assolutamente sì. Il punto 5 sussiste.
Toh, scopriamo che - in realtà - questo decreto legislativo che secondo alcuni vorrebbe imbavagliare la libertà d'espressione ed informazione dei normali cittadini si rivela in realtà un vincolo esclusivamente per le grandi realtà professionali. Magicamente crolla il castello di chi ha sostenuto che dietro tutto questo ci sia in realtà un "disegno" per trasformare internet in una TV e favorire così i grandi gruppi dell'informazione televisiva (Rai, Mediaset, Sky).
Volendo poi fare un discorso giuridico, possiamo dire anche che l'esecuzione di una direttiva europea è un obbligo per il nostro Paese, dal momento che la nostra adesione agli organismi comunitari ci vincola "per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi" (art. 249.3 del Trattato CE). La direttiva, infatti, è per sua stessa definizione un atto privo di "diretta applicabilità": per avere esecuzione necessita di un intervento dei singoli Stati membri.
Credo che il processo di esecuzione della direttiva in questione stia avendo luogo nel pieno rispetto delle regole nazionali ed internazionali, ed in perfetta aderenza ai contenuti del testo europeo. Per questo esprimo il mio sostegno al Viceministro Romani il quale sta svolgendo un ottimo lavoro.
Spero di avervi convinto, ma - per qualsiasi dubbio - rispondo sempre a tutti i commenti.
PS: quasi mi dimenticavo di dirvi come finisce la favola di Esopo: un bel giorno arriva un lupo. Il solito pastore lo vede ed urla a gran voce: "Al lupo! Al lupo!". I contadini vicini, stufi dei suoi scherzi, non gli danno ascolto, cosicché il lupo riesce a mangiarsi tutte le pecore. Esopo non ci dice che fine fa il pastore, ma è facile che qualche morso se lo sia preso pure lui.
venerdì 29 gennaio 2010
PERCHÈ IL DECRETO ROMANI NON FA MALE ALLA RETE
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30 commenti:
Onorevole Roberto Cassinelli,
Ha appena scritto la risposta ad una richiesta di chiarimenti che stavo per porle.
Le propongo quindi di rassicurare, magari con un commento, anche i lettori dei blog di Antonio Di Pietro, di Beppe Grillo e di Claudio Messora, nei rispettivi post rilevanti agli indirizzi
http://www.antoniodipietro.com/2010/01/il_decreto_romani_mediaset.html
http://www.beppegrillo.it/2010/01/lultimo_attacco.html
http://www.byoblu.com/post/2010/01/20/Attacco-alla-Rete.aspx
Sarebbe opportuno modificare (spero che non serva) l'articolo 4 comma 1 del Decreto Romani per rendere l'interpretazione da lei illustrata l'unica possibile, giusto per andare sul sicuro.
Restando in tema di direttive, l'Italia ha infranto quella a tutela della riservatezza personale, come Punto Informatico spiega all'indirizzo
http://punto-informatico.it/2798657/PI/News/ue-italia-risponda-sul-telemarketing.aspx
Piccola nota a margine: la favola di Esopo dovrebbe essere nota agli appassionati di "ONE PIECE", essendo la storia di un suo personaggio basata su questa favola.
"Sussiste il punto 2? Secondo voi, un blog gestito da 4 persone può avere la presunzione di informare "il grande pubblico"? Io credo di no"
Io invece penso proprio di sì, anzi, potenzialmente su internet posso raggiungere molte ma molte più persone di un canale televisivo, contando anche che i contenuti permangono nel tempo e sono accessibili a tutto il mondo in qualsiasi istante. Poi chi definisce il "grande pubblico"? Posso portare diversi esempi di blog gestiti da pochissime persone (3 o 4, ma anche solo 1 sola persona) che sono seguiti da decine di migliaia di persone. Quale sarebbe la linea di demarcazione tra grande e piccolo pubblico in un contesto che vede ogni contenuto accessibile virtualmente da tutti? Parlare di grande pubblico su internet e estremamente pericoloso perchè si tira dentro nel calderone tutti e nessuno allo stesso momento (e penso Lei lo sappia bene).
"Sussiste il punto 3? Anche tirandolo per i capelli, sostenere che un blog di questo tipo, pur zeppo di inserzioni e banner pubblicitari, possa configurare una "attività principalmente economica" è operazione assai avventata. Quindi, mi sento i dire che il punto 3 non sussiste. E già qui potremmo fermarci, ma andiamo avanti."
Eh, anche qui, chi definisce "attività principalmente economica"? Chi decide quanto posso incamerare prima che mi venga contestato questo punto? Con qualche banner non si va troppo lontano, vendere qualche dvd coi propri video e delle magliette è attività principalmente economica? Anche se ne vendo una decina all'anno e mi ripago giusto le spese di gestione del sito? E se diventano 20 e riesco ad andarci al cinema? Come faccio a stare tranquillo? Ci sono delle linee di demarcazione chiare a riguardo?
"Sussiste il punto 4? Assolutamente no. Sostenere che un blog di questo tipo possa fare concorrenza alla "radiodiffusione televisiva" è impossibile. Il punto 4 non sussiste."
Come come?? Questa proprio non la capisco, in che senso "è impossibile"? Nel senso che non trasmetto via etere e allora non posso fare loro concorrenza? Allora questa legge è inutile. Nel senso che non sono seguito dallo stesso numero di persone? Ci si riporta al punto 2 e diventa possibilissimo.
Vede... questa legge ha luci e ombre, è molto ambigua e facilmente malleabile nell'interpretazione secondo me...
Se potesse chiarire le mie perplessità sui punti 2-3-4 le potrei dare ragione. Ma visto l'andazzo penso sia bene restare sull'attenti.
Anywhere88
Onorevole 2.0 : seguendo il suo assiduo lavoro per la rete, mi pare proprio che la sua sia vera passione e, in quanto tale, volta a
favorire uno sviluppo armonicamente democratico della stessa in modalità bipartisan.
Onestà intellettuale, competenza e passione, a mio modesto parere, una vera e propria web-authority di
riferimento.
@Anonimo: non mi sembra opportuno intromettermi in blog altrui... chi vorrà leggersi questo post potrà venire qui.
@Fabio: sono molto lieto della domanda e cerco di chiarire i punti.
Punto 2: proprio perchè si tratta di un criterio "relativo", già nel post l'ho considerato sussistente.
Punto 3: "principalmente ecnomica" significa che ha come scopo principale quello di fruttare denaro al suo gestore. Una attività di vendita on-line di dvd e magliette, che lei chiama in causa, è chiaramente una attività "principalmente economica". Altrettanto chiaramente, però, una attività di questo tipo NON fa concorrenza alla radiotelevisione televisiva (le TV non sono negozi), ed al suo interno i video hanno carattere incidentale (non sono, cioè, l'oggetto "centrale" della piattaforma). Come vede, quindi, anche in questo caso, non c'è nulla da temere.
Punto 4: per fare concorrenza alla radiodiffusione televisiva, è necessario che si trasmettano contenuti dello stesso "target". I blog, per loro stessa natura, trasmettono - volutamente, ed orgogliosamente - contenuti che sono ben differenti da quelli televisivi. Quindi, dov'è la concorrenzialità? Se ci fosse concorrenzialità, non parleremmo più di blog ma di WebTV professionale.
Spero di avere fugato ogni dubbio!
"Punto 3: "principalmente economica" significa che ha come scopo principale quello di fruttare denaro al suo gestore. Una attività di vendita on-line di dvd e magliette, che lei chiama in causa, è chiaramente una attività "principalmente economica". Altrettanto chiaramente, però, una attività di questo tipo NON fa concorrenza alla radiotelevisione televisiva (le TV non sono negozi), ed al suo interno i video hanno carattere incidentale (non sono, cioè, l'oggetto "centrale" della piattaforma). Come vede, quindi, anche in questo caso, non c'è nulla da temere."
Secondo me non è così scontato, io posso tranquillamente fare un post/video-intervento al giorno (e già non sarebbe più incidentale secondo me la frequenza) e fare un minimo di merchandising senza dover assoldare persone o rendere il blog la mia principale attività lavorativa (ci sono servizi quasi totalmente automatizzati per questo) avendo così ancora la pubblicazione dei video come oggetto centrale del blog e quella di vendita come mera attività di sussistenza, tuttavia come faccio a dimostrare che quella economica non è l'attività principale? Come faccio a paragonare le mele con le pere, ossia introiti con la volontà di fare informazione? E intanto sto facendo concorrenza a una tv? Per questo la rimando all'osservazione sul punto 4.
Un conto è se si dicesse: devi pagare le tasse su quei 10-100-1000 euro che guadagni, e allora ok, giustissimo, e le darei ragione se il problema fosse questo. Ma qui si tratta di imporre obblighi e doveri propri di una emittente televisiva, inverosimile per piccoli video-blog e piattaforme organizzate da poche persone. Insomma, è lo stesso del precedente aborto che vedeva equiparati i blog alle testate giornalistiche!
Allora anche qui: perchè non definire saldi paletti che mettano al sicuro chi amatorialmente gestisce piccoli spazi, magari anche famosi e visitati da migliaia di persone, dall'essere equiparati a una web-tv? Se guadagni meno di tot a persona, se tratti un solo tema... se... se... allora non sei una webtv.
"Punto 4: per fare concorrenza alla radiodiffusione televisiva, è necessario che si trasmettano contenuti dello stesso "target". I blog, per loro stessa natura, trasmettono - volutamente, ed orgogliosamente - contenuti che sono ben differenti da quelli televisivi. Quindi, dov'è la concorrenzialità? Se ci fosse concorrenzialità, non parleremmo più di blog ma di WebTV professionale."
Questo punto è estremamente soggettivo, se tratto politica sono una webtv? Se tratto politica e tecnologia? Se tiro su un sito dove organizzo dibattiti? Faccio concorrenza alle televisioni nel momento in cui chi, invece di vedere Vespa viene da me, ma questa concorrenza la sto facendo solo su alcuni fronti, allora come devo interpretare la cosa? Le faccio un esempio: ormai al posto di seguire programmi televisivi seguo 4-5 blog che trattano politica, altrettanti che trattano humor, una decina sulla tecnologia, ecc... alcuni di questi usano format video per diffondere i loro contenuti e visto che li utilizzo come fonte di informazione/svago al posto della tv mi viene da considerarli concorrenziali... Non posso definire webtv una piattaforma o un sito in base al contenuto, c'è troppa disomogeneità, o si prende dentro tutto oppure nulla è una webtv. Senza qualcosa di scritto è tutto molto malleabile, capisce cosa intendo?
@Anywhere88 (Fabio): rispondo nuovamente alle sue osservazioni.
Punto 3: lei fa l'esempio immaginario del suo blog in cui ogni giorno pubblica un videocommento. Il blog è collegato ad uno shop on-line in cui vende un "minimo di merchandising". Per tutto questo non ha dipendenti, e questa non è la sua principale attività lavorativa (anche se questi ultimi due aspetti hanno, ai nostri fini, una valenza piuttosto relativa).
Il blog e lo shop, anche se magari si trovano sotto lo stesso dominio, sono due attività ben distinte e come tali vanno considerate: uno shop, chiaramente, nulla ha a che fare con un "servizio di media audiovisivo".
Quindi, analizziamole separatamente.
1) c'è responsabilità editoriale: blog SI, shop NO
2) c'è fine di informare il grande pubblico: blog SI (anche se io direi "forse"), shop NO
3) è attività principalmente economica: blog NO, shop SI
4) c'è concorrenza con la radiotelevisione: blog NO (io ne sono convinto, ma se lei vuole dica pure di sì, tanto è ininfluente), shop NO
5) video ha carattere non meramente incidentale? blog SI, shop NO.
Quindi, si vede che per il blog ricorrono 3 criteri (di cui uno molto dubbio) su 5. Anche considerando, come lei fa, un blog come "concorrente" della TV (io rifiuto questo approccio) arriviamo a 4 su 5, cioè nisba. Per lo shop (ma non era nemmeno il caso di verificarlo), il criterio sussistente è uno solo.
Punto 4: è una questione concettuale. Io ho concettualmente un'idea piuttosto definita di cosa sia un blog, pertanto non vedo come lo si possa confondere con una webTV. Credo che chiunque conosca le dinamiche dell'uno e dell'altro strumento sia della mia idea. Comunque, anche interpretando il blog come concorrente di una TV (anche se - ripeto - è una tesi che assolutamente non condivido), abbiamo visto prima che siamo comunque lontani dal rischio di essere considerati un "servizio di media audiovisivo".
Su Youtube non sarei così sicuro che non sia un "fornitore di servizi di media", cioè un soggetto che si assuma la responsabilità editoriale della scelta dei contenuti audiovisivi", visto che attua una politica ben definita su quello che ci può stare e quello che non lo è.
Non si capirebbe altrimenti perché i suoi dirigenti italiani siano stati condannati in primo grado per quella brutta faccenda del video delle sevizie al ragazzo down.
E non si capirebbero neanche le giustificazioni giuridiche che hanno portato Mediaset a denunciarlo per la pubblicazione (da parte di utenti) di spezzoni di video.
@Giulio Fior: se il testo, nel definire il "fornitore di servizi di media", dicesse semplicemente "responsabilità editoriale sui contenuti audiovisivi", allora sarei d'accordo con lei, perchè - alla luce della definizione di "responsabilità editoriale" contenuta nel medesimo schema di d.lgs., si può considerare che YouTube la abbia. Ma siccome è scritto "responsabilità editoriale DELLA SCELTA del contenuto audiovisivo", non sono d'accordo con lei: non è YouTube che sceglie cosa pubblicare. Semplicemente può intervenire ex post, dopo che "la scelta" è stata fatta da altri.
Onorevole Cassinelli a leggere le sue ipotesi di applicazione viene ancora più paura :-) Il caso YouTube, secondo i suoi 5 punti di analisi, ne dimostra proprio l'applicabilità e le sue argomentazioni a sfavore dell'applicabilità nel caso dei blog personali mi sembrano ambigue e debolissime, con tutto il rispetto. Entrambe le cose evidenziano una (voluta?) ambiguità del testo del decreto che lo rende, come evidenzia l'Avvocato Scorza [http://www.guidoscorza.it/?p=1489 ] potenzialmente senza limiti. Oltretutto tutto ciò non servirebbe a nulla, nel senso che non risolverebbe il problema del mercato audiovisivo che è trovare un modello di remunerazione sul web per i propri contenuti e non punire i blogger o i consumatori che caricano i loro contenuti preferiti perché chi li produce non li rende fruibili via web. Quand'anche si fosse riusciti a "spazzar via" dal web TUTTI i contenuti protetti da copyright i detentori di tali diritti starebbero meglio? No! Insomma invece di stendere testi legislativi approssimativi, in probabile violazione delle norme CEE e forse anche della nostra Costituzione, perché non si avvia una sana sperimentazione di distribuzione digitale alla ricerca di un modello economico valido? (prendasi il caso iTunes). Così sembra davvero la politica della talpa, che guarda un metro avanti a sè...
sono d'accordo, questo d.lgs. non è pericoloso come dicono, grazie per averlo ribadito in modo chiaro.
@Marco Massarotto: le mie argomentazioni muovono dal convincimento (d'ispirazione montesquiana) che il giudice è esclusivamente bouche de la loi, bocca della legge: deve, cioè, limitarsi ad applicare la lettera della legge, senza aggiungere nulla di più. E mi pare che in questo caso la lettera della legge vada nel senso che ho prospettato. Le altre tesi che leggo in giro si basano su "capriole interpretative".
On. Cassinelli, credo che il suo ragionamento sia sbagliato in vari punti, ma mi limito ad uno, il fatto che secondo lei un blog di 3, 4 persone non può avere la "presunzione" di voler informare il grande pubblico. Purtroppo, o per fortuna, sono proprio i blog di 3, 4 persone, se non addirittura di 1 sola, che informano il grande pubblico, oggi in Italia. L'informazione dei giornali e delle TV è carente, strumentale, falsata (verificato di persona). Per questo motivo molti cittadini preferiscono informarsi dai blog gestiti da poche persone. Almeno si sa che rispondono in proprio di quello che dicono, a differenza di un giornale, dove le notizie false non toccano mai nessuno.
Per quanto riguarda gli UGC credo che lei non abbia seguito le recenti dispute Mediaset-YouTube. Un provvedimento cautelare del tribunale di Roma (cautelare, lo so, ma al momento è quello che c'è) ha stabilito che YouTube ha responsabilità editoriale sui suoi contenuti. Come la mettiamo con il suo ragionamento ? Ha ragione lei, oppure quel giudice ?
Altra cosa, vogliamo dire alle gente che il governo si trincera dietro le direttive europee che dicono però bel altro ? Vogliamo dire che la direttiva europea è completamente diversa dal decreto Romani ?
Grazie per l'attenzione.
On. Cassinelli,
la ringrazio molto per i suoi commenti sul decreto Romani. Sono ancora molto scettico e preoccupato, ma trovo interessante sentire "l'altra campana".
Mi stupisce che nessuno, neanche lei, sembra aver segnalato che il famigerato emendamento D'Alia è stato approvato in Senato a fine gennaio, incluso nel pacchetto sicurezza.
Apprendo la notizia dal sito di Marcello Pamio (link: http://www.disinformazione.it/censura_di_regime.htm ).
Mai come in questi ultimissimi anni internet è stato bersaglio di tentativi di limitazione. Poi andiamo a criticare la Cina!
Noi teoricamente dovremmo essere una "democrazia". Rispetto alle altre democrazie occidentali ci stiamo distinguendo considerevolmente mi pare...
Questa non è una critica di parte politica, poichè è evidente che da sinistra a destra sono innumerevoli i tentativi di bloccare internet, o meglio ciò che di scomodo e potenzialmente destabilizzante vi è in internet.
Questo D'Alia non è neanche nella maggioranza e riesce sempre ad infilare il suo emendamento quando meno te l'aspetti.
Naturalmente dai media ufficiali non trapela nulla di tutto ciò!
Però mi aspettavo che da lei ed il piccolo gruppo trasversale "pro-rete" ci fosse qualche iniziativa a riguardo.
Se non ricordo male, ai tempi stava lavorando ad una modifica dell'emendamento.
"Punto 3: lei fa l'esempio immaginario del suo blog in cui ogni giorno pubblica un videocommento. Il blog è collegato ad uno shop on-line in cui vende un "minimo di merchandising". Per tutto questo non ha dipendenti, e questa non è la sua principale attività lavorativa"
Io credo si debba almeno fatturare e se fatturo... altrimenti evado le tasse. Delle due l'una: o fatturo ed allora è attività economia oppure non fatturo ed allora probabilmente sto evadendo. I concetti diventano relativi, si intrecciano, si sfumano. Distinzioni nette non sono possibili, quanto meno non così facili come si vuol far credere. La legge diventa incerta ed una legge incerta non è tassativa, cade il diritto. Attenzione! Ci facciamo male, tutti, a destra e a sinistra, sopra e sotto, fuori e dentro il web!
@Anonimo (31 gennaio ore 11.54): come ho già scritto in più occasioni, il concetto di "grande pubblico" è relativo, quindi già nel post l'ho considerato sussistente: ciononostante, comunque, i blog continuano a "salvarsi".
Quanto invece alla responsabilità editoriale di YouTube, non ho seguito la vicenda YouTube-Mediaset se non sui giornali. Vanno però tenute presenti due cose: la definizione di responsabilità editoriale ai fini del d.lgs. in oggetto non è generica ma è ben specificata all'interno del testo. Inoltre, qui stiamo parlando, come ho più volte sottolineato, di responsabilità editoriale sulla scelta che, evidentemente, non sussiste. Per entrare comunque nel merito della vicenda Mediaset-YouTube, se è stata sancita la responsabilità di YouTube è stato commesso un errore: è ormai consolidato anche nel nostro Paese il principio secondo cui non c'è responsabilità dell'intermediario. Inizialmente non era così (si vedano: Tribunale di Napoli, ordinanza 8 agosto 1997; Tribunale di Teramo, ordinanza 11 dicembre 1997), ma ora la tendenza si è invertita, anche a seguito della predisposizione di un'adeguata normativa in materia: si pensi alla Convenzione sul cybercrime, al d.lgs. 70/2003 e al d.lgs. 196/2003. L'intermediario è responsabile solo se non ottempera ad un'ordinanza dell'autorità giudiziaria.
Invece, visto che lei mi chiede se "vogliamo dire che la direttiva europea è completamente diversa dal decreto Romani", le rispondo che no, personalmente non lo dico. Mi illustri le parti in cui il decreto è "completamente diverso" e non avrò problemi a darle ragione.
@Luigi: in realtà l'emendamento D'Alia è affare di molti mesi fa. Le notizie che trova in rete sono vecchie. E' stato abrogato su mia proposta, e il testo nel frattempo è divento legge (n. 94/2009). Può verificare lei stesso che l'articolo introdotto da D'Alia non è presente nel testo.
@Aerendir: il solo fatto di fatturare non significa affatto avere una attività "principalmente economica", così come il non fatturare non è sinonimo di evasione. Io ho questo blog (e potrei anche inserirci dei video) ma non spendo un euro nè ricevo un euro per gestirlo, quindo non ho ragione di emettere fatture a ciò relative. Eppure non sono un evasore.
sarebbe consigliabile una definizione più articolata di attività economica, con dei parametri quantitativi che la rendano oggettivamente applicabile, senza prestarsi a dubbi e interpretazioni giuridiche.
Ad esempio: si tratta di
"attività economica" se il titolare denuncia un rapporto utile/costi superiore al 20%. Oltre questa soglia è ragionevole ipotizzare che un'attività non è più orientata al pareggio di bilancio, ma al lucro.
2)per la definizione di "grande pubblico": indicare come riferimento le emittenti radiotelevisive e i dati di ascolto dell'Auditel noti per Radio e TV. Un blog è potenziale concorrente della TV se dai siti specializzati nella rilevazione del traffico WEB risulta una media giornaliera/settimanale di collegamenti e un tempo di permanenza medio DELLO STESSO RODINE DI GRANDEZZA di quelli rilevati per i media tradizionali. La parola chiave è DELLO STESSO ORDINE DI GRANDEZZA,SHARE+PERMANENZA MEDIA.
saluti e grazie
giovanni santini
Onorevole, la ringrazio per la chiarificazione. Un paio di siti internet parlano di "ritorno di D'Alia"...A volte è difficile distinguere il vero tra le tante cose postate sulla rete.
Comunque ribadisco la necessità che questa rimanga libera;-)
il solo fatto di fatturare non significa affatto avere una attività "principalmente economica"
A no? E come faccio a fatturare allora? Devo avere quanto meno una partita IVA...
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così come il non fatturare non è sinonimo di evasione.
Se non si guadagna no, infatti...
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Io ho questo blog (e potrei anche inserirci dei video) ma non spendo un euro nè ricevo un euro per gestirlo, quindo non ho ragione di emettere fatture a ciò relative. Eppure non sono un evasore.
No Infatti.
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Il problema non è lei e non sono nemmeno io.
IL PROBLEMA sono tutti quei blog che si pongono al limite, in quella zona grigia che se si presta ad interpretazione.
Che magari sono gestiti da due persone, che fatturano 1000 euro al mese. Chi mi garantisce che non verranno considerati concorrenti della TV in caso di contraddittorio?
Si sta iniziando a percorrere un sentiero pericoloso, molto pericoloso!
A me il pericolo non piace, mi fa paura, molta paura.
On. Cassinelli, basta che non ci siano misure di disconnessione dalla rete per dei comunissimi download da internet di qualsiasi contenuto, che non ci sia sorveglianza alcuna e alcuna autorizzazione allo spionaggio sistematico delle attività dei cittadini. Nulla che possa essere ritenuto simile ad ACTA o misure che violano la privacy di navigazione, nulla che possa far procedere a disconnessioni di qualsiasi genere di contenuto...
Gentile on. Cassinelli,
lo schema di decreto, dopo aver posto le "condizioni" per definire un servizio di media audiovisivi (che lei ha elencato nel Suo intervento), fa una sorta di "eccezione" a tali condizioni, eccezione che si presta a molteplici interpretazioni.
Riporto dall'art. 4, comma 1, lettera a):
"...FERMO RESTANDO che rientrano nella predetta definizione i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale".
A mio parere la locuzione iniziale "fermo restando" introduce una precisazione indipendente da quanto scritto prima, e finisce per dare come significato che anche attività non principalmente economiche, anche canali youtube, anche videoblog e mille altre cose sono regolamentate dal decreto (in breve, tutto ciò in cui il contenuto audiovisivo non sia meramente incidentale).
Se davvero il decreto vuole regolamentare solo attività editoriali su scala commerciale, sarebbe bene riscrivere o eliminare quelle 4 righe, altrimenti non solo l'interpretazione sarebbe dubbia, ma a prima vista l'unica interpretazione possibile sarebbe proprio quella di includere anche un semplice canale youtube o videoblog.
Cordiali saluti.
@Aerendir: stiamo facendo un po' di confusione.
Bisogna precisare che le equazioni
fatturo = faccio attività economica
e
non fatturo = non faccio attività economica
sono del tutto errate.
Un'attività può essere economica anche quando non si emettono fatture (si pensi al caso di una Onlus), e viceversa.
Quindi, legare il ragionamento a questi parametri sarebbe giuridicamente sbagliato.
Comunque, qui non si parla di "attività economica" ma di "attività principalmenteeconomica".
@LugMan: nulla di tutto ciò, stia ben tranquillo.
@Anonimo (ore 18.28): la mia interpretazione è diversa dalla sua, semplicemente per il fatto che - se la sua fosse corretta - non avrebbero alcun senso i periodi che antecedono quel "fermo restando", poichè, nella definizione che segue, sono già incluse praticamente tutte quelle che precedono.
Salve Onorevole.
Sono un imprenditore, lavoro su Internet da svatiati anni e faccio appello a lei come mio rappresentate nel parlamento per aiutare la nostra "categoria".
Non e' possibile che ogni giorno ne salti una nuova. Non e' possibile investire in un paese come questo, lei immagini ad aziende come google e facebook?.
Fossi facebook farei due semplici conti, l'italia cuba neanche il 4% rispetto a grandi paesi.
Noi non siamo Facebook ne Google,mi puo' spiegare come si fa a lavorare decentemente in questo paese?
Tutto questo portera' molte persone a trasferire le proprie attivita' all'estero. Io voglio lavorare per il mio paese, ma state facendo di tutto per allontanarmi.
Cordialmente
P.M.
Egregio On. Cassinelli, io non voto a Destra, ma so apprezzare la buona fede e la buona politica da qualsiasi parte venga. Mi rivolgo a Lei perché ho letto che era già stato capace di annullare la proposta liberticida di D'Alia rispetto al web. Oggi leggo che il 20 gennaio il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.l. 733) e, tra gli altri, un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (Udc) identificato dall’articolo 50-bis: ”Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”. Il testo diventerà l’articolo numeo 60. Noto che quindi l'on. D'Alia insiste su questa legge liberticida. La prego, come si è battuto precedentemente contro questa follia che ci porterebbe al livello di Cina e Birmania, si batta assieme a tutti i parlamentari che ci stanno contro questa follia. La sinistra è talmente impotente che solo persone come Lei, che sono nella maggioranza e che sono autentici liberali, possono riuscire a fermare una legge che ci farebbe vergognare di fronte al mondo intero. Cordiali saluti.
PAOLO
Per quanto riguarda le tante web tv create da appassionati, che magari riescono anche a vendere qualche spazio pubblicitario ma senza ricavarne grandi entrate, che però abbiano palinsesti precisi e format propri, lei crede che questa normativa possa essere applicata?
@P.M.: con me sfonda una porta aperta. Da tempo sostengo la necessità di incentivare gli imprenditori ad operare in internet, e di diffondere le nuove forme di telecomunicazioni in Italia.
@Paolo: da quando l'onorevole Di Pietro, in questi giorni, ha diffuso la notizia dell'emendamento D'Alia ricevo molte richieste. Ripeto che tale emendamento è stato CANCELLATO nell'aprile 2009. Non c'è alcun pericolo. Evidentemente Di Pietro è rimasto un po' indietro.
@Alessio Viscardi: detta così è un po' generica, credo che andrebbero valutate le concrete fattispecie.
Onorevole Cassinelli, mi fa piacere che lei sia un uomo dalle forti convinzioni, ma il fatto che sia lei a dire che il decreto Romani non è un pericolo (ma se non è un pericolo, cioè non vuol dire che sia un bene!) mentre anche "centinaia di blog" anche "autorevoli", dicono il contrario.
Mah, la proporzione è interessante!
Comunque, visto che in questi giorni anche il Presidente dell'AgCom ha chiesto di stralciare la parte del decreto che riguarda la rete, come commenta tale notizia ? Anche Calabrò non ha capito bene il decreto ?
La direttiva europea 2007/65/CE, Audiovisual media Services, prevede che tutte le emittenti televisive, sia via etere sia online, siano sottoposte alla medesima normativa. In Europa internet è molto sviluppata (l’Italia è invece l’unico paese europeo dove la percentuale di connessi alla rete diminuisce, il 43% nel 2009!), quindi il problema si pone.
Direttiva Considerando 15: "Nessuna disposizione della presente direttiva dovrebbe obbligare o incoraggiare gli Stati membri a imporre nuovi sistemi di concessione di licenze o di autorizzazioni amministrative per alcun tipo di servizi di media audiovisivi".
Decreto Romani: prevede NUOVE autorizzazioni per i siti che trasmettono video a carattere meramente non incidentale.
Direttiva considerando 16: “non dovrebbe comprendere (la direttiva si intende) le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse"
Decreto Romani: “Non rientrano nella nozione di servizio media audiovisivo i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, fermo restando che rientrano nella predetta definizione i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale”.
Scompare il riferimento ai siti internet privati e ai servizi di condivisione e scambio di contenuti. Viene precisato che la pubblicazione di video per uno scopo non precipuamente economico esclude dalla categoria dei servizi audiovisivi, però ne rientrano (fermo restando che) i siti che forniscono immagini animate anche non sonore nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale. "Fermo restando che" ha un senso univoco, se il senso era altro allora cambiate il testo della legge!
Il decreto Romani amplia il concetto di media audiovisivo di cui alla direttiva CE per farci rientrare tutto ciò che è immagine in movimento purché le immagini (i video) siano a carattere non meramente incidentale. Vuol dire che chi diffonde prevalentemente video, anche se non guadagna nulla, rientra nel decreto e diventa canale televisivo, ed assume, nei confronti dei contenuti del suo sito, una responsabilità editoriale.
In sintesi si scavalca la direttiva sul commercio elettronico per far calare su quei tipi di sito la responsabilità editoriale.
Questa storia delle direttive usate come schermo è vecchia, basta ricordare il decreto sulla privatizzazione dell’acqua. Si disse: “è l’Europa che lo impone”, peccato che la direttiva Bolkstein dicesse che i servizi idrici non rientravano nella direttiva. Qui la storia si ripete.
E come se non bastasse, il viceministro Romani dichiara (vedasi blog Guido Scorza) che il sistema dell’autorizzazione preventiva lo impone la direttiva europea sul commercio elettronico. Peccato che tale direttiva dica esattamente il contrario. Il viceministro non lo sa ???? Io non credo che non lo sappia, il punto è che si cerca di “controllare” la rete in tutti i modi. Infatti, sempre il viceministro dice che vuole introdurre un sistema di parental control. Cioè, un software statale che, se un minore (come fa a riconoscere se è minore chi sta al pc ?) naviga su siti “pericolosi” (chi decide se il sito è pericoloso ? Ovvio il governo!), il software blocca il sito. Interessante, è uguale al Green Dam cinese!!!!!! Che ne pensa onorevole Cassinelli ?
alla faccia della libertà della rete, guardate cosa succede cecando Fizy, il più ricco catalogo di canzoni in Internet, che fino a pochi mesi fa si potevano ascoltare gratis e legalmente (non scaricare):
not available on your country.
dear fizy user,
unfortunately, due to licensing restrictions we are not yet available in your country. we understand that you are currently in italy (your ip address 151.15.153.243). if you believe we have made a mistake, we apologize and ask that you please contact us at support@fizy.com.
best,
fizy.com
Segnalo l'approvazione data dalla Camera dei Deputati e dal Senato al Decreto Romani con alcune modifiche, agli indirizzi
http://nuovo.camera.it/465?area=22&tema=222
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=454348
Mi piacerebbe dunque leggere le motivazioni della sentenza del Tribunale di Roma che impone a Google di cercare e rimuovere autonomamente da YouTube tutti gli spezzoni del "Grande Fratello" caricati dagli utenti: temo che la sentenza contrasti con il Decreto Romani se quest'ultimo entrasse in vigore, NON AVENDO i gestori di YouTube «un controllo effettivo» sulla selezione degli audiovisivi; questo controllo è, secondo il Decreto (articolo 4, comma 1, capoverso art. 2, comma 1, lettera h, con o senza le modifiche approvate), un requisito della responsabilità editoriale ed è invece posseduto dai singoli utenti che caricano i filmati e a cui Mediaset dovrebbe rivolgersi.
Segnalo una sentenza, che vorrei leggere, del Tribunale di Milano contro Google, condannata per violazione della riservatezza per aver PERMESSO la pubblicazione di un video ritraente un bimbo affetto dalla Sindrome di Down e pestato da dei bulli, all'indirizzo
http://www.asca.it/news-INTERNET__CONDANNA_DIRIGENTI_PER_VIDEO_DISABILE__GOOGLE_SI_RIBELLA-896714-ATT-.html
Questa sentenza e quella del Tribunale di Roma sul "Grande Fratello" attribuiscono a Google la responsabilità editoriale degli audiovisivi caricati da altri; siamo sicuri allora che siti Internet come YouTube non siano considerati "servizi di media audiovisivi" soggetti al Decreto Romani? Siamo sicuri che i giudici che hanno emesso queste due sentenze non abbiano invece sbagliato qualcosa, considerato che il suddetto Decreto attribuisce la responsabilità editoriale soltanto a coloro che DECIDONO gli audiovisivi da pubblicare E la loro organizzazione in un palinsesto o catalogo, mentre i gestori di Youtube e di Google Video condannati possono SOLO organizzare gli audiovisivi pubblicati da altri?
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