sabato 3 luglio 2010

OBBLIGO DI RETTIFICA: L'EMENDAMENTO - NUOVA RELEASE

***UPDATE DEL 5 LUGLIO 2010: SONO STATE AGGIUNTE LE PARTE IN ROSSO***

Quando ho pubblicato qui sul blog la precedente versione dell'emendamento al ddl intercettazioni, ho ricevuto commenti di ogni tipo. Mi pare che sia pressoché unanime il riconoscimento che si tratti di un passo avanti rispetto all'attuale testo. Alcuni mi hanno però scritto che la soluzione migliore sarebbe comunque l'abrogazione del comma 29: continuo a non essere d'accordo, per le ragioni che ho già scritto nei post precedenti e che non sto qui a ripetere.

Molti, però, mi hanno inviato giuste osservazioni in modo da migliorare l'emendamento. Le ho lette tutte e ne ho trovate alcune particolarmente interessanti.

Perciò, ho redatto una nuova versione dell'emendamento che ne tiene conto e che, credo, non consente più margini di dubbio.

Avevo detto che avrei voluto scrivere il miglior emendamento possibile. Non so se questo sia "il migliore", ma avendoci lavorato molto e con grande attenzione ritengo che sia un buon testo.

Non "estremista", non "anarchico", ma certamente a favore della rete.

Lo incollo qui di seguito in modo che tutti possiate leggerlo e farmi conoscere le vostre opinioni.

Grazie, a presto.

______________________________________

PROPOSTA DI EMENDAMENTO

ART. 1

Al comma 29, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: « Per i contenuti pubblicati sulla rete internet, le dichiarazioni o le rettifiche sono inserite da colui che li ha personalmente pubblicati, o da altro soggetto che ne fa le veci, quando tecnicamente possibile, attraverso una nota e senza alcun commento, in calce al contenuto cui fanno riferimento, entro quarantotto ore dalla richiesta se il contenuto è pubblicato all'interno di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5. In tutti gli altri casi, il termine è di dieci giorni e decorre dal momento in cui vi è, per il soggetto che ha pubblicato il contenuto, che agisce anche in forma anonima, conoscibilità della richiesta di rettifica, la quale non è valida se inoltrata con mezzi per i quali non sia possibile verificarne la ricezione da parte del destinatario. Non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti che, per la loro natura, sono destinati ad un limitato numero di utenti, oppure che si qualificano in concreto quali commenti, corredi o accessori di un diverso contenuto principale. Qualora, per ragioni tecniche, non gli sia possibile pubblicare una nota in calce al contenuto oggetto della richiesta di rettifica, colui che lo ha pubblicato indica all'autore della richiesta il recapito di altro soggetto avente la disponibilità tecnica di procedervi, oppure pubblica la nota con la stessa visibilità e le stesse caratteristiche grafiche del contenuto a cui si riferisce. ».

Al comma 29, lettera d), sostituire le parole: « per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica» con le seguenti: « per quanto riguarda i contenuti pubblicati sulla rete internet ».

Al comma 29, lettera e), sostituire le parole: « o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, » con la seguente: « o colui che ha pubblicato i contenuti sulla rete internet ».

Al comma 29, dopo la lettera e), inserire la seguente lettera f): « f) il comma 6 è sostituito dal seguente: "6. La mancata o incompleta ottemperanza all'obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da euro 7.500 a euro 12.500. Per i contenuti pubblicati sulla rete internet, purché non siano gestiti dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5 e purché la gestione del sito internet non costituisca attività imprenditoriale per il suo gestore o editore, la sanzione amministrativa va da euro 250 a euro 2.500. La sanzione va da euro 100 a euro 500 quando, se non si tratta di sito internet gestito dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5, è indicato un valido indirizzo di posta elettronica certificata al quale far pervenire comunicazioni e richieste di rettifica". ».

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Modifiche alla lettera a):

  • Il testo del ddl parla di "siti informatici" (definizione che mi dà ribrezzo); la versione precedente del mio emendamento parlava di "pagine pubblicate sulla rete internet". Mi è giustamente stato fatto notare che il termine "pagine" è eccessivamente generico e mal si accosta ad alcune realtà nelle quali non pubblichiamo delle pagine, ma semplicemente dei contenuti. Quindi, adesso l'emendamento recita "contenuti pubblicati sulla rete internet".
  • Mi è stato scritto che non era chiaro quale fosse il soggetto tenuto ad adempiere alla richiesta di rettifica: perciò, ho esplicitato che si tratta di "colui che li ha [i contenuti] personalmente pubblicati o [di] altro soggetto che ne fa le veci". Quindi, se il contenuto è pubblicato su un sito di informazione professionale, la nota è pubblicata dal giornalista o redattore che ha pubblicato il contenuto, o da chi in sua assenza ne fa le veci. Se, invece, si tratta di un blog amatoriale, procede a rettificare il blogger o la persona alla quale eventualmente è stata affidata la gestione del blog stesso.
  • Mi avete detto che questa versione dell'emendamento renderebbe qualsiasi contenuto potenzialmente oggetto di richiesta di rettifica. Il mio intento non era questo: ritenevo che lo "scudo" della necessità di uno strumento tracciabile per l'invio della richiesta fosse una sufficiente protezione. Però, per evitare che interpretazioni estensive rendano effettivamente rettificabile qualsiasi carattere pubblicato in rete, ho inserito il periodo colorato in rosso, secondo il quale non si può inviare una richiesta di rettifica per i contenuti destinati ad un limitato numero di utenti (quindi quelli pubblicati su un social network o nell'ambito di una community) né per quelli che sono commenti, corredi o accessori di un contenuto principale. Mi pare, a questo punto, che non vi siano più margini di dubbio.
  • Altri mi hanno scritto che non è sempre agevole pubblicare una nota in calce al contenuto, o perché tecnicamente impossibile o perché colui che ha pubblicato il contenuto non ha le credenziali per farlo. Perciò, ho inserito una clausola per cui la nota è pubblicata in calce al contenuto "quando tecnicamente possibile".
  • Quando non è possibile, colui che ha pubblicato il contenuto "indica il recapito di altro soggetto avente la disponibilità tecnica di procedervi" oppure "pubblica la nota con la stessa visibilità e le stesse caratteristiche grafiche del contenuto a cui si riferisce".
  • Per i siti non registrati, il termine di adempimento - che nel ddl è di 48 ore - viene esteso a 10 giorni (nella precedente versione dell'emendamento era di 7 giorni). Però, rispetto al testo precedente, c'è una novità: non decorre più dalla "presa a carico" da parte del gestore del sito (alcuni mi hanno scritto che sarebbe difficile individuare il momento dell'effettiva presa a carico) ma da quando vi è "conoscibilità" della richiesta di rettifica. Ad esempio, la richiesta è conoscibile per il blogger, se inviatagli tramite commento, dal momento in cui egli si trova nelle condizioni di accedere al proprio blog e leggere i commenti.
  • Mentre per le testate registrate si conosce sempre l'indirizzo della redazione a cui, per esempio, si può inviare una raccomandata, non è così per i siti e blog amatoriali. Perciò, l'autore della richiesta di rettifica potrebbe utilizzare un recapito sbagliato oppure un mezzo di comunicazione non tracciabile. Al fine di evitare che il blogger corra il rischio di sottostare a sanzioni amministrative per errori di questo tipo, ho previsto che la richiesta di rettifica "non è valida se inoltrata con mezzi per i quali non sia possibile verificarne la ricezione da parte del destinatario".

Modifiche alla lettera d):

  • L'unica modifica è relativa alla definizione di "contenuti pubblicati sulla rete internet".

Modifiche alla lettera e):

  • Il ddl parla di "responsabile delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica", definizione - come ho già scritto - di poco significato, poiché i siti amatoriali non hanno un "responsabile". Perciò, la precedente versione del mio emendamento parlava di "gestore". Alcuni mi hanno scritto che continua ad esserci poca chiarezza. Pertanto, ho deciso di parlare ancora più esplicitamente di "colui che ha pubblicato i contenuti sulla rete internet".

Introduzione della lettera f):

  • Anche qui c'è la solita modifica sulla definizione di "contenuti".
  • La precedente versione dell'emendamento prevedeva la sanzione amministrativa piena, in caso di inadempienza, solo per i siti di informazione registrati presso il tribunale o presso il ROC, o per i siti gestiti con scopo di lucro. Ho eliminato il riferimento al ROC ed ho sostituito lo "scopo di lucro" (nel quale rientrano anche quei siti che pubblicano inserzioni pubblicitarie per poche centinaia di euro) con "attività imprenditoriale", la cui definizione si rinviene nel codice civile e che è decisamente più ristretta.
  • La precedente versione dell'emendamento prevedeva una sanzione ridotta (da 250 a 2.500 anziché da 7.500 a 12.500) per i siti non registrati nei quali fosse indicato un indirizzo e-mail. Ho modificato questa parte in modo che la riduzione sia valida per tutti i siti non registrati che non costituiscono attività imprenditoriale, a prescindere dall'indicazione di un indirizzo e-mail. La sanzione, però, è ulteriormente ridotta (da euro 100 a euro 500) se è indicato un indirizzo di posta elettronica certificata.

P.S.: molti nei commenti mi hanno domandato cosa succede se un sito è allocato in un server straniero. Sostanzialmente non cambia nulla: esistono strumenti processuali per agire ugualmente.

26 commenti:

fhtino ha detto...

In riferimento al suo PS:
> P.S.: molti nei commenti mi hanno
> domandato cosa succede se un sito
> è allocato in un server straniero.
> Sostanzialmente non cambia nulla:
> esistono strumenti processuali per
> agire ugualmente.

Alcune domande:

- può spiegare meglio cosa intende per "esistono strumenti processuali...". Quali? Cose tipo rogatoria internazionale e simili?

- su un sito ospitato su server all'estero, come il suo blog, quale legge si applica? Quella dello Stato in cui è collocato il server oppure quella dello stato di cittadinanza della persona che pubblica i contenuti? Oppure, terzo caso, quella del Stato da cui pubblico i contenuti?

Come Lei sicuramente sa Internet è una rete globale. Io sono italiano, in questo momento potrei essere in australia e sto scrivendo un commento su un server negli stati uniti che ospita il blog di un cittadino italiano. Quali leggi devo rispettare? italiane, statunitensi o australiane?


Fabrizio

ernesto ha detto...

Prendo atto della scarsa volontà di rispondere alle critiche effettive, mentre è più utile propagandisticamente parlando, asserire una supposta unanimità di riconoscimenti che, in realtà, non ho visto da nessuna parte. La quasi totalità dei commenti che entravano nell'argomento con un minimo di cognizione di causa (escludendo quindi i commenti del tipo: "grazie" che denotano di non avere alcuna oggettiva comprensione dell'oggetto) erano e sono tutt'ora pesantemente critici verso l'emendamento suindicato. Vero è che tale emendamento è mgliorativo della legge, ma solo perchè la legge non poteva essere peggiore nemmeno se si fossero impegnati per anni. per cui migliorare il peggio è facile. Eppure, noto, con l'ultima versione si è riusciti a peggiorare anche l'emendamento "migliorativo", va dato atto dell'impegno.
Non ripeto nemmeno le argomentazioni già dedotte qui e in altri luoghi, tanto non ho ricevuto risposta a nessuna, per cui appare evidente che l'intento è di fare il gioco della sponda e controsponda, si prepara una pessima legge e poi si presenta un emendamento che migliora la pessima legge, così da peggiorare complessivamente l'impianto normativo ottenendo anche il ringraziamento "entusiastico" degli astanti.
Mi limito ad un solo elemento ulteriore che appare nell'ultimo peggioramento, e cioè il fatto che adesso tale obbligo di rettifica è di fatto esteso a tutti i contenuti online, compreso ciò che va su facebook, i commenti agli articoli dei blog, i commenti alle foto su Picase e i video su Youtube, e tutto ciò che è considerabile contenuto. Risultato sarà che ognuno di noi dovrà tenere ben presente tutto ciò che scrive in rete, perchè un giorno potrebbe renderne conto per non aver rettificato ad un commento alla foto di famiglia di Tizio (nella quale elogiava la bontà della figlia Ernesta, per il quale è stata chiesta una rettifica inviata ad una mail che, purtroppo, non è letta più da anni (forse perchè disabilitata!).
Grazie del miglioramento!

@fhtino: si applica la legge della residenza di chi scrive, se lei scrive dall'Australia potrà tranquillamente farsi quattro risate delle richieste di rettifica che le vengono dall'Italia. In nessun Stato al mondo esiste una legge di questo tipo, mi creda!

fhtino ha detto...

@ernesto,
non mi è chiara la risposta o forse io non mi cono spiegato bene :)

@tutti
Ci riprovo con un esempio più articolato: io, fabrizio, sono cittadino italiano e residente in Italia. Vado in vacanza ad esempio in Australia. Durante le vacanze mi collego ad internet con il mio smartphone oppure da un internet cafe. In entrambi i casi utilizzo un provider australiano (ovviamente). Con quel collegamento ad internet pubblico qualcosa sul mio sito, diciamo un .it, ma ospistato su un server ad esempio in California. Quali leggi si applicano? A me verrebbe da pensare o qulle australiane o quelle statunitensi. Nel primo caso c'è la territorialità: se commetto un reato l'ho fatto mentre ero in Autralia e quindi devo rispondere delle leggi australiane (cos' avviene ad esempio se compio una rapina a Sidney: sarà la polizia australiana ad arrestarmi e sarà un giodica australiano a condannarmi). Seconda ipotesi: si applica la legge della California/StatiUniti. Il server è in quello stato compresi i contenuti.

Che ne dite?


Non è la prima volta/luogo che insisto su questo punto. Fare una legge di uno stato che disciplina qualcosa che è per il 99% internazionale è quanto meno complesso se non impossibile. On. Cassinelli, che cosa ne pensa? Avete tenuto conto di tutto questo?


fabrizio

ernesto ha detto...

@fhtino: come già detto vale la regola della residenza di chi scrive. Se sei residente in Italia soggiaci alla leggi italiane, anche se poi sei temporaneamente in altro Stato, altrimenti sarebbe facile (per così dire) selezionarsi la giurisdizione. Ovviamente ciò è in generale in quanto si dovrebbe anche stabilire se parliamo di reati penali o illeciti civili, che sono due cose diverse.
Se commetti un reato scrivendo dall'Australia, ma risiedi in Italia, dipende anche da dove scrivi. Se scrivi sul tuo blog, intestato a te residente in Italia, è facile beccarti e agire contro di te. Se invece inserisci un commento dall'australia su un sito di altri, risulterà una connessione estera (extra UE) sulla quale non c'è giurisdizione e quindi la fai franca (a meno di rogatorie, non so che accordi ci sono con l'australia). Se fossi nella UE tutto sarebbe più semplice perchè ci sono accordi interni tra i vari paesi.
Il punto è sempre di cosa parliamo, se commetti diffamazione, poichè parte del reato è commessa in Italia, un giudice italiano potrebbe agire ugualmente anche se trova una connessione estera, ma poi dipende se ha voglia di mettersi a perdere tempo. Sinceramente è molto complesso e non mi pare questo il luogo per sviscerare tutti i casi.

Roberto Cassinelli ha detto...

@fhtino (Fabrizio): le cose non stanno esattamente come le ha scritto Ernesto. Se così fosse (se, cioè, la soggezione ad un diritto avesse riguardo alla residenza dell'agente), un cittadino italiano residente in Francia il quale commettesse un delitto in territorio italiano non sarebbe punibile per la legge italiana.
L'ordinamento italiano ruota sul principio della territorialità imperfetta: sono regolati dalla legge italiana, cioè, gli illeciti consumati in territorio italiano, ed illeciti di altro tipo (es. a danno dello Stato o, in particolari situazioni, a danno di cittadini italiani).
Se Tizio uccide Caio nel centro di Roma, è evidente che il delitto di omicidio si consuma in Italia, quindi soggiace alla legge italiana.
Forse non risulta altrettanto evidente, ma se il cittadino statunitense John, residente a Miami, tramite il proprio blog ospitato su server californiani, diffama Tizio, cittadino italiano residente in Italia, e casualmente Caio, cittadino italiano residente in Italia, legge il testo diffamatorio, ecco che la diffamazione si è consumata in Italia. Così, John sottosta alla legge italiana.

@Ernesto: apprezzo che abbia voluto farmi conoscere la sua opinione, per quanto - mi pare - critica nei miei confronti.
Debbo però confessarle che nel suo commento noto qualcosa che non quadra.
Ad esempio, mi accusa di non aver voluto rispondere alle critiche effettive. In realtà, se ha voglia di leggersi i commenti giunti qui sul blog, ed anche tramite altri blog (ByoBlu, ilNichilista, Guido Scorza, ecc.), noterà che molte delle critiche ricevute sono state recepite nella nuova versione dell'emendamento. Mi pare che questa sia la più concreta risposta alle "critiche effettive".
Poi, scrive che avrei "propagandisticamente parlato di una unanimità di riconoscimenti". Leggendo con attenzione il mio post noterà che ho scritto "mi pare che sia pressoché unanime il riconoscimento che si tratti di un passo avanti rispetto all'attuale testo". E' ciò che anche lei ha riconosciuto, pur non condividendo la mia impostazione, e pur parlando - mi permetta - impropriamente di "legge", quando si tratta solamente di un ddl (se avessimo a che fare con una legge, lo strumento dell'emendamento sarebbe del tutto inadatto).
Comunque, entrando nel merito, il problema che lei pone (l'utente che riceve una richiesta di rettifica su una e-mail inutilizzata) è inesistente. Il testo dell'emendamento, infatti, come ho voluto sottolineare anche nel post, stabilisce che non è valida la richiesta di rettifica "inoltrata con mezzi per i quali non sia possibile verificarne la ricezione da parte del destinatario". Quindi, è vero, teoricamente anche per i commenti su un blog si potrebbe richiedere una rettifica. Ma solo se è possibile farlo con strumenti idonei a tutelare l'autore del commento. Nessuno, cioè, potrà subire una sanzione per una richiesta di rettifica non pervenuta o pervenuta ad un indirizzo errato.
Infine, tengo a precisare un punto.
Lei mi dice che non avrei risposto al suo precedente commento. In realtà, l'ho fatto eccome.
Le questione che lei ha posto sono essenzialmente due:
1) l'abrogazione è meglio del mio emendamento;
2) non si può parificare la stampa professionale al blogging amatoriale.
Quanto al primo punto, ho scritto più volte il perché non sono d'accordo (si tratta di opinioni personali).
Quanto al secondo, il mio emendamento ha proprio lo scopo di diversificare (anche piuttosto nettamente) il trattamento per i professionisti e per gli utenti amatori.
Sono comunque sempre a disposizione per qualsiasi altro chiarimento.

fhtino ha detto...

@Cassinelli,

mi può spiegare meglio l'esempio John, Tizio e Caio? Cosa c'entra Caio?
Riassunto: John (americano) è colui che diffama. Tizio (italiano) è il diffamato. Chi è Caio?

grazie

Roberto Cassinelli ha detto...

@fhtino: nell'esempio di John, Tizio e Caio si parlava di una diffamazione. L'art. 595 c.p. (diffamazione) recita così: "Chiunque, (...) comunicando con più persone, (...)". Quindi, affinché il contenuto pubblicato da John, che riguarda Tizio, costituisca fattispecie di reato ai sensi dell'art. 595 c.p., è necessario che qualcuno lo legga: nell'esempio, Caio.

@tutti gli altri: ho aggiornato il post.

fhtino ha detto...

@cassinelli,

ma allora, potenzialmente, tutte le persone al mondo sono soggette alla legge italiana perchè scrivono su internet?
Mi spiego (semplificando un po'): i vari siti su intenet sono accessibili dall'Italia. Quindi un cittadino italiano (Caio) può leggere qualcosa di diffamatorio su Tizio scritto da John su un qualche sito in giro per il mondo. Visto che Caio legge in italia, allora Tizio è diffamato in Italia. Quindi Tizio può denunciare persone sparse potenzialmente in tutto il mondo.

E' così? Ho capito bene?

DoppioM ha detto...

Sarebbe eventualmente possibile non estendere il decreto alle testate e ai siti internet non giornalistici?

La legge attuale (datata 1948) parla solo ed esclusivamente di "quotidiani, periodici e agenzie di stampa".
La nuova proposta di legge estende l'obbligo anche a "stampa non periodica, trasmissioni radio-televisive e siti internet".

I siti internet sono gli uici della categoria a non essere direttamente collegabili (non tutti almeno) ad una redazione, o comunque ad una testata giornalistica.

Sarei quindi dell'idea di non estendere il reato ai "contenuti pubblicati sulla rete internet, purché non siano gestiti dalla redazione di una testata registrata presso la cancelleria del tribunale ai sensi dell'art. 5 e purché la gestione del sito internet non costituisca attività imprenditoriale per il suo gestore o editore"

Sarebbe possibile?
Non intendo tecnicamente (si può fare tutto), ma politicamente: data l'idea con cui è stato scritto questo testo, potrebbe essere possibile escludere tutta un'intera categoria?

(Sono un utente di Wikipedia)

nayma ha detto...

il post è diviso in due...=_='

scusi sig. Cassinelli,

ma la devo smentire.

lei le mie considerazioni non le ha tenute da conto nemmeno un po' altrimenti avrebbe modificato sostanzialmente l'emendamento.

Infatti, spostare di tre giorni la possibilità di rettifica è praticamente nulla. Io per esempio se devo andarmene in vacanza me ne vado in un posto dove internet non ce l'ho, cioè sul cucuzzolo della montagna (più o meno), quindi devo dire che non potrei rettificare una cippalippa secca (come si dice a milano).

In secondo luogo, probabilmente ha cestinato tutte le mie e-mail per cui non deve aver letto che scrivere "rete informatica" significa dire praticamente che anche il più singolo pensiero immesso in internet in qualunque modo e in qualunque sito è a rischio bocciatura.

Poi, non dividere i siti informatici generici dalla stampa online è un vero colpo a internet, tutta.

Mettere i blocchi per i siti informatici a basso livello di utenza, è fittizio e non riguarda l'informatica, visto che uno che ha pochi (quanto è il numero di pochi, 2-3 o tra i 6 ai 10 mila utenti al mese) non è detto che non abbia visibilità in internet o che i suoi lavori non siano conosciuti.

Per esempio se un blog è sotto licenze Creative Commons, non è detto che se sul suo sito capitano 10 persone al giorno non lo leggano altre 200 mila, basta mettere in p2p l'articolo ed ecco che mezzo mondo lo legge senza bisogno di fatica.

Oppure possiamo fare l'esempio di Mantellini che Pubblica sul suo blog ma anche su Punto informatico, per cui anche se sul blog navigano dieci persone, su Punto informatico è probabile che lo leggano 1000 persone in più mediamente.

Poi, senza offesa, perchè non dice la verità politica di questa sua scelta senza arrampicarsi sui vetri come ha fatto negli ultimi commetti di quest'ultimo post.

Dica apertamente che lei politicamente ha le mani legate, ci fa più bella figura, e che non può in nessun caso modificare la radice della legge ma può cercare di mettere le toppe inutili che ha messo.

Perchè se lei avesse realmente potuto fare qualcosa avrebbe modificato in modo chiaro e deciso come le altre volte, invece no, questa volta ha deciso di non fare in sostanza nulla per internet.

nayma ha detto...

seconda parte del post:

Sig. Cassinelli le do un consiglio, che sicuramente sarà inutile come tutto quello che ho scritto finora. Se lei vuole essere cittadino della rete, deve dimentirare e buttare nel cesso (parola corretta italiana per definizione di water e non gabinetto che è prettamente per l'utilizzo dei consessi politici o di amministrazione) il suo partito, perchè internet non è nè di destra nè di sinistra, internet è incolore e se si vuole bene a internet non si può volere in alcun modo che venga bloccata, chiusa e che i pensieri degli altri siano anche solo leggermente malleabili, le leggi ci sono già basta solo che le si segua e si può vedere anche dal suo ultimo post. Qualcuno si è sentito diffamato ed ha denunciato il blog da lei nominato dopo presuppongo aver chiesto rettifica e non essere stato ascoltato.

Se fosse stato in atto il vostro emendamento, quel blog sarebbe stato chiuso completamente. Bella mossa!... ;D

Come vede, internet è incolore, se fosse capitato ad un blog dichiaratamente di sinistra, sarebbe andato bene? mentre ora che capita ad uno dichiaratamente di destra non va bene e ci si deve lamentare?

Il fatto è che voi politici (lo fate indistintamente sia quelli di destra, sia quelli di sinistra sia quelli di centro) utilizzate due pesi e due misure, "se capita a me o alla mia parte politica allora è un caso nazionale, se capita agli altri allora va bene, è giusto e non ci si mette in mezzo.

Ora è un comportamento ingiusto (le parlo dalla parte di chi sta qua sotto e non sono l'unica che la pensa nello stesso modo, c'è un buon 40% del popolo elettorale). Se non voglio che capiti a me non voglio che capiti nemmeno agli altri.

le faccio un ultimo esempio poi la lascio alle sue faccende da ormai politico di mestiere.


Qualche tempo fa mi capita di essere in un sito con altre persone, una ragazza dopo avermi vessato con alcuni comportamenti non corretti rivolti alla mia persona diceva di volersene andare dal sito, ho espresso contrarietà a questo fatto, perchè ingiusto, nonostante io fossi la vittima le ho detto di rimanere e le ho spiegato le regole che ora sembra stia seguendo senza nessun altra preoccupazione.

Non mi piace se qualcuno mi avesse obbligato ad andarmene da un sito e non voglio obbligare nessuno ad andarsene, al massimo me ne vado io se dò fastidio (non mi faccia esprire più di così non posso).

Come ho detto ora la lascio alle sue faccende da politico, ed io torno alla programmazione che mi è più consona.

buona fortuna per tutto

Roberto Cassinelli ha detto...

Gentile Nayma,
mi permetta di dirle che è fuori strada. Ho letto le sue osservazioni all'emendamento e - con tutta la buona volontà - non ne ho trovata una veramente pertinente. Non so se lei abbia rinvenuto da qualche parte un testo diverso, o se abbia semplicemente in qualche maniera interpretato quello che è pubblicato qui, ma - mi creda - ciò che lei ha dedotto non corrisponde alla realtà e, talvolta, ne è addirittura il contrario.
Questo nel merito.
Poi, sul metodo: il fatto che non abbia tenuto conto delle sue precedenti osservazioni non significa che io non le abbia lette. Ho letto tutti i commenti ricevuti: alcuni li ho ritenuti applicabili e li ho quindi colti, altri no. Il fatto che io dialoghi e sia aperto a tutti i suggerimenti non vuol dire che non mi consideri comunque libero di pensare con la mia testa.
Buona fortuna anche a lei.

nayma ha detto...

io ho letto quello ufficiale e di certo non mi metto a cercarlo per i vari siti internet tramite i vari giornali che ci sono o blog o altro.

Sono entrata nel sito del parlamento italiano ed ho letto lì tutte le argomentazioni, avete anche una bella videocamera per le sedute che fate, quindi mi pare di poter usufruire di elementi certi e concreti o mi vuol dire che il sito del parlamento e ciò che voi dite in parlamento è fasullo?...tanto per sapere.


le mie osservazioni non erano pertinenti?

[ironica] no, effettivamente avevo letto il decreto legge sui cavoli e carciofi, mi scusi [/ironica]

a me poco importa di ciò che fa, io le ho dato informazioni tecniche se mi sta dando dell'incompetente pubblicamente faccia pure, ma la avviso che a questo punto sarebbe lei che sfocia nella diffamazione, mentre io non le ho detto che è incompetente nella sua materia, ma che quell'emendamento non è praticabile tecnicamente perchè ci sono delle problematiche tecniche che non ha considerato ed è molto diverso da ciò che lei ha detto ora.

E nemmeno le ho detto che lei non ha una testa, ma so perfettamente come funziona la politica e funziona come ho detto, il suo partito ha dato delle indicazioni base per cui non è possibile spostarsi più di tanto e tutti si devono adeguare, perchè? perchè la politica funziona così, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Non stiamo a dire che non è vero e che vedo le travvecole per cortesia, perchè sono abbastanza cresciuta per le favole.

Se le indicazioni che le davo via e-mail non le interessavano, poteva dirmelo tranquillamente non avrei perso tempo e non le avrei scritto.

buona fortuna sul serio ho di meglio da fare che star qui a sentirmi insultata da lei e da chi le ha raccontato che tanto sono una troll e che non merito attenzione.

Cristian ++ ha detto...

Gentile on. Cassinelli,

vorrei esprimere un mio parere rispetto agli emendamenti da lei proposti che, personalmente, non ritengo suffcienti rispetto alla varietà delle situazioni possibili in rete.

In particolare credo che l'emendamento sia del tutto inadatto a realtà esistenti e diffuse come Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Può trovare un'analisi della situazione in un comunicato dell'associazione Wikimedia Italia (un "fan club ufficiale" di Wikipedia in italiano che senza scopo di lucro promuove la diffusione della conoscenza libera e capitolo nazionale della Wikimedia Foundation, Inc. la fondazione non profit statunitense che possiede i server che ospitano l'enciclopedia) ha espresso le proprie opinioni (che coincidono con le mie) in questo comunicato che può trovare nella pagina principale dell'associazione:
http://www.wikimedia.it

Più di 150 utenti registrati di Wikipedia hanno appoggiato il comunicato (si veda qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Comunicato_di_WMI_riguardante_il_DDL_intercettazioni) come singoli e molti altri hanno espresso preoccupazioni o dubbi a vario titolo, può navigare il "Bar" di Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar) per visualizzare le discussioni precedenti o aprirne una nuova.

Per altro la legge attuale sulla diffamazione mi pare tuteli già a sufficienza chiunque ritenga di essere stato diffamato (anche a mezzo internet) non vedo quindi il motivo di introdurre un obbligo così gravoso che va a colpire (potenzialmente) moltissimi cittadini (tutti coloro i quali hanno un blog)). Ritengo infatti che l'obbligo di rettifica sia del tutto valido per le pubblicazioni di tipo giornalistico che tuttavia godono, per questo loro stato, anche di particolari diritti. D'altro canto la legislazione già esistente riguardante la diffamazione mi pare dià più che sufficienti garanzie a chi ritiene di essere stato diffamato.

So che probabilmente non c'è più tempo per presentare nuovi emendamenti (se non erro il termine è scaduto), vorrei pertanto conoscere almeno la sua posizione in merito a quanto espresso nel comunicato che esprime l'impossibilità tecnica di fatto di rettificare nel modo previsto dal testo approvato in Senato (e, per quanto ho capito, anche dagli emendamenti da lei proposti).

Cristian Consonni
utente di Wikipedia (CristianCantoro)
socio e membro del Consiglio Direttivo di Wikimedia Italia

Roberto Cassinelli ha detto...

@Cristian++: ho provato ad aprire i link che mi ha segnalato, ma non riesco a rintracciare ciò di cui parla. Forse sono poco pratico...
Comunque, se il problema è meramente tecnico, l'emendamento proposto dovrebbe risolverlo, dal momento che vi è scritto "se tecnicamente possibile".
Comunque aspetto suoi aggiornamenti.

Federico ha detto...

Il collegamento al comunicato questo.

Federico ha detto...

Per chiarire: non c'è un'impossibilità tecnica. È possibile tecnicamente inserire una rettifica, ma ciò probabilmente renderebbe sostanzialmente impossibile il lavoro (cioè l'informazione) su quella voce (quell'argomento); almeno la riduzione della multa e l'allungamento dei tempi previsti dal suo emendamento sembrerebbero scongiurare il rischio di bancarotta per rettifica, ma resta poco chiaro chi è responsabile di cosa.

Cristian ++ ha detto...

Le copio qui sotto il comunicato:
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Wikimedia Italia, associazione per la diffusione della conoscenza libera, esprime la sua forte preoccupazione riguardo all'estensione anche a tutti i "siti informatici" dell'obbligo di rettifica di notizie che siano ritenute lesive della dignità o contrarie a verità, presente nell'ultima stesura del disegno di legge sulle intercettazioni approvata dal Senato.
Siamo convinti che tale disposizione normativa, così come formulata, porterà grave danno a tutta la Rete e, in particolare, all'enciclopedia on-line Wikipedia.

Il diritto di rettifica obbligatorio, se approvato nella forma e nel contenuto attuale, esporrebbe buona parte delle voci di Wikipedia in lingua italiana (in particolare, ma non solo, quelle relative a persone viventi) al rischio di non veridicità e non neutralità.

Con questo messaggio intendiamo sensibilizzare sulla pericolosità dell'estensione della norma in esame a tutti i "siti informatici" senza distinzioni di sorta: non solo la cosiddetta "blogosfera", ma la stessa Wikipedia vedrebbe sensibilmente ridotta la possibilità di riportare informazioni in maniera neutrale, o di riportarle del tutto.

COM'È WIKIPEDIA OGGI
Wikipedia è un progetto a partecipazione volontaria e diffusa: chiunque disponga di un collegamento a internet può modificare e apportare cambiamenti visibili in tempo reale alla quasi totalità delle pagine del progetto. Non esiste alcuna redazione o comitato editoriale o organismo che si occupa della valutazione o accettazione delle modifiche: ogni utente è responsabile per i propri contributi.
Su ciascun argomento è garantita la possibilità di esporre tutti i punti di vista basati su fonti attendibili. Eventuali informazioni non veritiere presenti nelle voci sono rimosse non appena scoperte dai volontari. Infine, le pagine di discussione delle voci permettono ai lettori di segnalare eventuali errori, di richiedere delucidazioni o correzioni sui contenuti della voce e ottenerle quando queste si rivelano motivate.

COME POTREBBE ESSERE DOMANI
In base all'attuale formulazione del diritto di rettifica, obbligatorio e non commentabile, chiunque si ritenesse leso nella propria dignità da informazioni (anche se veritiere) presenti sull'enciclopedia avrebbe diritto a far rettificare tali informazioni a suo piacimento. L'enciclopedia non potrebbe più essere in grado di fornire un punto di vista neutrale, poiché riporterebbe opinioni non modificabili, e non informazioni verificabili.
Le rettifiche debbono essere «pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono» e senza ulteriori commenti, pena una sanzione per inottemperanza che va da 7.500 a 12.500 euro. Non esistendo una redazione centrale con dipendenti stipendiati come in una testata giornalistica, sarebbe impossibile individuare una persona che si debba fare carico della pubblicazione tempestiva delle rettifiche, quindi Wikipedia sarebbe potenzialmente esposta al rischio di forti sanzioni economiche.

Per questi motivi, ci opponiamo a qualsiasi provvedimento che possa operare una riduzione della libertà di informazione. Rivendichiamo il diritto a un sostegno maggiore al settore culturale e respingiamo gli interventi punitivi ai danni della produzione culturale e di informazione giornalistica, specie quando colpiscono l'attività di singoli cittadini che anonimamente, gratuitamente e volontariamente investono il proprio tempo e profondono il proprio impegno per rendere accessibile a tutti, in maniera libera e gratuita, la conoscenza e l'informazione.

Cristian ++ ha detto...

(scusi per il doppio post)

Quando parlavo di impossibilità tecnica intendevo dire che, per esempio, otrebbe essere molto difficile riuscire a rintracciare l'autore originale di una modifica su Wikipedia per fare in modo che poi scriva una rettifica.

Allo stesso modo, data la natura del progetto, l'impossibilità di modificare e/o commentare le rettifiche avrebbe come conseguenza il blocco del progetto stesso.

In progetti come Wikipedia tutto ciò che può essere considerato dannoso per il progetto (per esempio, inserimento di spam, inserimento di informazioni false, frasi ingiuriose o diffamatorie, ecc.) viene combattutto quotidianamente da tutti i volontari che partecipano al progetto.

Infine, a scanso di equivoci, voglio sottolineare che l'opposizione a questo disegno di legge *non* vuol dire essere a favore della possibilità di insultare liberamente la gente in rete, ma il modo e l'entità delle misure previste sono troppo restrittive rispetto alla varietà delle possibili situazioni (insomma si rischia di "buttare il bambino con l'acqua sporca" in molti casi) e d'altro canto mi pare che l'introduzione di un obbligo così stringente (rettifica in 48 h, non commentabile, ecc.) che si traduce automaticamente in un'ammenda serva solo per tamponare la (presunta) inefficacia della normativa già esistente (sulla diffamazione).

Gabriele Favrin ha detto...

Onorevole,
apprezzo la buona volonta' dimostrata dal suo emendamento che pero' ritengo solo un tampone non curativo. La cura e' l'eliminazione di questo passo della legge.

Non e' in alcun modo pensabile che chi si occupa a livello amatoriale di un sito o blog debba essere reperibile 24/24 (entro 2, 7 giorni non fa differenza). Cosa succede se la persona e' in vacanza? E se ha il PC guasto? E se e' all'ospedale? E se l'email con la richiesta di rettifica viene erroneamente dirottata o bloccata dai filtri antispam?

E come puo' chi la riceve sapere che e' autentica e non una diffamazione a propria volta fatta da terzi? Applichi i casi precedenti a un minore, magari un ragazzo delle elementari o delle medie. Il papa' gli vieta di usare il PC per una settimana causa brutto voto e solo per questo merita un processo?

A margine mi appello a lei come agli altri deputati della maggioranza. Questa legge, formulata in questi termini, ci serve? E' giusta?

Con questa legge in vigore sarebbero emerse le risate di taluni dopo il terremoto dell'Aquila? Ci sarebbe stata la grande operazione anti 'ndrangheta dei giorni scorsi? E sapremmo dello scandalo della P3?

Esiste un fondo di verita' e di buon senso in questa legge e non dubito che lei la voterebbe perche' ci crede, non per ordini di partito. Pero' non cosi'. Non fate passare una legge che mette il bavaglio non solo all'informazione (ivi compresa la Rete col pretesto della rettifica) ma alla Giustizia.

Non fate passare una legge che trasmette nell'opinione pubblica la concezione che chi riuscira' ad aggirarla fara' solo bene.

http://blog.quintarelli.it/blog/2010/06/reporte-senza-frontiere-annucncia-il-proprio-servizio-di-vpn-per-anonimizzare-il-traffico-web-ed-email.html
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/12/contro-il-bavaglio-vi-faremo-un-sito-cosi/13151/

Anonimo ha detto...

a completamento di quanto detto da Crstian su Wikipedia, è bene dire che il problema dei contributi anonimi non si risolve consentendo la modifica delle voci soltanto a utenti che si siano regolarmente isciritti a Wikipedia, loggati, fornendo la propria e-mail.

Molti utenti utilizzano provider, come Gmail, che non allegano ai messaggi di posta l'indirizzo IP del mittente, che paradossalmente diventa ancora più difficlmente rintracciabile.

E' possibile poi creare account di posta temporanei, che divengono inattivi dopo 15 minuti-1 ora, giusto il tempo di iscriversi a Wikipedia e postare contributi dal contenuto discutibile.

L'eniciclopedia non è in grado di impedire questo fenomeno. L'unico modo sarebbe quello di incaricare dei responsabili delle varie sezioni dell'enciclopedia, con l'obbligo di controllare i contributi prima della loro pubblicazione. Il che significherebbe rallentare la crescita, forse migliorando la qualità dei contributi; e una censura dei saperi, contraria allo spirito di Wikipedia.

Le regole prevedono che ogni contributoi deve essere inserito e commentato nella pagina di discussione, prima di entrare in una voce enciclopedia, quanto meno pe rle voci più dibattute (es. "Silvio Berlusoconi"), in cui le modifiche sono permesse solo agli amministratori. Perchè tutti possano discustere un contributo, è però inevitabile che questo sia pubblico e a tutti visibile.

Clod ha detto...

Io che volevo aprire un blog, con questa legge dove, se vado via per due settimane in vacanza devo restare con l'ansia di pensare cosa viene pubblicato su blog come commenti, delle due preferisco non aprire alcun blog. E mi arrabbio ferocemente perchè sono state fatte più leggi contro la rete per motivi assurdi che per cose più essenziali per il Paese quale è L'Italia!
Si dà più valore a un film, una canzone, un software e se uno fa un download c'è il carcere, uno che uccide dopo 2 giorni è in libertà!
Ora, probabilmente per l'aggressione a Berlusconi, si cerca giustamente di tamponare un fenomeno per evitare tutti i problemi sorti e commenti che ci sono stati e le azioni che sono seguite l'aggressione del Premier che, onestamente, mi è dispiaciuto molto di questa aggressione ma non è facendo leggi draconiane che ci si tutela!
Mi sembra di capire che la natura della rete non la conosca nessuno eccetto Lei Roberto...
Ma secondo me queste leggi - parlo in generale degli ultimi tempi - e misure sia per tutelare il copyright che per evitare commenti o azioni come si è verificato nel caso dell'aggressione al Presidente del Consiglio, non è penalizzando o imbavagliando che si risolve. Se un utente fa una determinata azione scomoda, il gestore dello spazio deve fornire i dati per rintracciare l'utente che commette quell'azione ritenuta lesiva.
In Italia le leggi esistono già, solo che alcune, come quella del diritto d'autore, vanno leggermente riviste, altre vanno solo applicate.
Questa delle intercettazioni non ho capito a cosa serve se non ad imbavagliare l'informazione e libertà, nonché la stessa natura di internet, nonostante, riconosco, vi sia uno scopo nobile.

Roberto Cassinelli ha detto...

@Cristian e Federico: credo che il mio emendamento risolva la questione, dal momento che il soggetto ivi tenuto a provvedere alla rettifica è colui che personalmente ha pubblicato il contenuto, peraltro a particolari condizioni che quindi a mio avviso "blindano" Wikipedia.

@Gabriele: parlando l'emendamento di "conoscibilità", ritengo che il problema non si ponga.

@Clod: mi sembrano preoccupazione eccessive, sinceramente.

Cristian ++ ha detto...

Gentile on. Cassinelli,
La ringrazio per aver trovato il tempo di rispondere.

Se posso approfittare però vorrei chiederle di esplicitare in che modo il suo emendamento escluderebbe Wikipedia. Questa possibilità è stata oggetto di varie discussioni su Wikipedia(1)(2).

Inoltre ho letto che il suo emendamento è stato dichiarato non ammissibile in Commissione Giustizia(3), questo significa che lo vede ripresentare? O che non si può fare pù nulla?

Scusi per le domande che potrebbero sembrarle banali ma la conoscenza approfondita delle procedure parlamentari e dell'iter legislativo non far parte delle mie conoscenze.

La ringrazio nuovamente.

Cristian

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Protesta_di_it.wiki_per_il_DDL_intercettazioni:_tiriamo_le_fila
(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Rettifiche,_brutte_notizie
(3) http://punto-informatico.it/2952457/PI/News/ddl-intercettazioni-bocciato-emendamento.aspx

ferrante salvatore voghera pavia ha detto...

no destra . no sinistra . al centro c 'è casini ? nooo!!! c'è soltanto casinoo!!! casinooo!! l'italia è finita , distrutta .e anche i vincitori sarano perdenti , perche il premio per chi vince è di avere una italia distrutta . sessuno rispetta piu laltra parte , e laltra parte risponde allo stesso tono . quale esempio riceviamo da chi ci dovrebbe guidare e garantire ? la mia rovina dimostra quello che ho detto . il delinquente corrotto giudice bianchi di tortona e avvocato giudice minudri maria di Voghera sono i testimoni che confermano quanto da me scritto . quando vedremo dei giudici corrotti processati davanti il popolo italiano allora potremo cominciare a credere che la legge è uguale per tutti . cercatemi in internet google che mi trovate < 3.000 > tremila volte . , - - Ferrante salvatore alessandria tortona > - - < Salvatore Ferrante Agrigento canicatti > - - < Ferrante salvatore roma milano > , scaricate e spedite agli amici , www.cattivagiustizia.com - www.ingiustiziaitaliana.com tel . 0383.61732 - cell . 3482942448

Dual Sim ha detto...

Io non mi fascerei la testa così presto. E' vero è un metodo di censura, ma qualche paletto ad internet bisogna metterlo. Sono sicuro che i blog colpiti dal provvedimento saranno pochissimi.