L'ho già scritto in un post precedente, l'ho meglio precisato rispondendo ad alcuni commenti, ma voglio ripeterlo ancora: il cosiddetto decreto Romani, cioè il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2007/65/CE il cui schema è all'attenzione del Parlamento, non è un pericolo.
In rete troverete decine, forse centinaia di blog, anche autorevoli, che affermano il contrario. Eppure, a mio avviso, non c'è ragione di preoccuparsi.
Avete presente quella favola di Esopo in cui un pastore, tutti i giorni, mentre porta le pecore al pascolo, urla a gran voce "Al lupo! Al lupo!", sicché tutti accorrono a difendere il bestiame, per poi sentirsi dire che si trattava solo di uno scherzo, e che il lupo non c'era mai stato? Ecco, va detto: è piuttosto diffusa, nella blogosfera, la tendenza a comportarsi un po' come il pastore di Esopo. Ad urlare, cioè, "Al lupo!" anche quando non c'è nulla o, al massimo, c'è un criceto. Lo dico, ovviamente, da amico ed utente della rete, oltreché da blogger: un po' di sana autocritica non ha mai fatto male a nessuno, figuriamoci se può far male al mastodontico web.
Comunque, entrando nel merito della questione, vi spiego perché, secondo me, la diffusione di video via internet, tramite i blog amatoriali e le piattaforme UGC come YouTube, non è in pericolo. La mia tesi, ovviamente, si fonda esclusivamente sulla lettura dell'art. 4, lettere a) e b), dello schema di decreto legislativo.
Secondo tali disposizioni, affinché un servizio sia considerato "servizio di media audiovisivo", e quindi sia destinatario degli obblighi contemplati nel decreto, è necessario che:
1. vi sia un "fornitore di servizi di media", cioè un soggetto che si assuma la responsabilità editoriale della scelta dei contenuti audiovisivi;
2. l'obiettivo principale sia la fornitura di programmi "al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico";
3. il servizio sia esercitato nell'esercizio di una attività principalmente economica;
4. il servizio sia esercitato "in concorrenza con la radiodiffusione televisiva";
5. il contenuto audiovisivo, all'interno del sito, abbia carattere "non meramente incidentale".
Si badi che i cinque punti di cui sopra devono sussistere tutti insieme.
Ragioniamo però ora sulla portata di queste norme, valutandone gli ambiti di applicazione.
Cominciamo dal caso di un blog amatoriale, gestito da un gruppetto di 3 o 4 amici con la passione per internet, che ogni venerdì corredano i propri post con un video in cui fanno il riassunto della settimana.
Sussiste il punto 1? Sappiamo bene che non è chiaro se un blog sia o meno un prodotto editoriale, e se quindi vi sia un soggetto "editorialmente responsabile". Ma ragioniamo nell'ipotesi peggiore (guardando anche la definizione di "responsabilità editoriale" inserita nello schema di decreto) e diciamo di sì. Il punto 1 sussiste.
Sussiste il punto 2? Secondo voi, un blog gestito da 4 persone può avere la presunzione di informare "il grande pubblico"? Io credo di no, ma siccome continuiamo a ragionare nell'ipotesi peggiore, facciamo finta di sì. Il punto 2 sussiste
Sussiste il punto 3? Anche tirandolo per i capelli, sostenere che un blog di questo tipo, pur zeppo di inserzioni e banner pubblicitari, possa configurare una "attività principalmente economica" è operazione assai avventata. Quindi, mi sento i dire che il punto 3 non sussiste. E già qui potremmo fermarci, ma andiamo avanti.
Sussiste il punto 4? Assolutamente no. Sostenere che un blog di questo tipo possa fare concorrenza alla "radiodiffusione televisiva" è impossibile. Il punto 4 non sussiste.
Sussiste il punto 5? Questo sì. Dal momento che i video settimanali sono una delle "caratteristiche" del blog, non si può dire che hanno carattere "meramente incidentale". Il punto 5 sussiste.
Abbiamo visto, quindi, che - nell'ipotesi peggiore - sussistono solo 3 criteri su 5, quando, per configurare un "servizio di media audiovisivo", dovrebbero sussistere tutti. Pertanto, i blog amatoriali non sono in pericolo! Evviva!
Facciamo lo stesso gioco per una piattaforma come YouTube.
Sussiste il punto 1? Assolutamente no. YouTube non ha alcuna responsabilità editoriale per i contenuti che diffonde, a meno che non li abbia intenzionalmente modificati (cosa che non fa). Anche facendo riferimento alla nozione di "responsabilità editoriale" contenuta nello schema di decreto, dal momento che in questo caso si tratta di "responsabilità editoriale della scelta", il criterio latita, poichè YouTube non sceglie cosa pubblicare, anche se poi ha la possibilità, in caso di violazioni, di rimuovere il contenuto incriminato. Quindi, il punto 1 non sussiste.
Sussiste il punto 2? Direi di sì: YouTube ha ormai numeri da "grande pubblico". Il punto 2 sussiste.
Sussiste il punto 3? Ancora una volta sì: quella di YouTube è un'attività economica. Il punto 3 sussiste.
Sussiste il punto 4? È opinabile. Piattaforme di questo tipo diffondono contenuti anche diversi rispetto a quelli televisivi, ma forse ormai la loro evoluzione fa sì che possano essere considerati "concorrenti" della radiodiffusione televisiva. Quindi, diciamo di sì. Il punto 4 sussiste.
Sussiste il punto 5? Assolutamente sì. Il punto 5 sussiste.
Vediamo così che nemmeno le piattaforme UGC come YouTube rientrano nella definizione di "servizio di media audiovisivo", visto che sussistono solo 4 criteri su 5.
Proviamo ragionare sui siti di Rai, Mediaset, Sky e delle altre televisioni, oppure sui siti delle vere e proprie WebTV professionali (canali, cioè, che fanno la stessa attività di Rai Uno e Canale 5, ma trasmettono esclusivamente via web).
Sussiste il punto 1? Certamente sì. Il punto 1 sussiste.
Sussiste il punto 2? Anche qui il concetto di "grande pubblico" è relativo, ma si può dire di sì. Il punto 2 sussiste.
Sussiste il punto 3? Senza dubbio (a meno che non si tratti di una WebTV "senza scopo di lucro"... ma questa è fantascienza!). Il punto 3 sussiste.
Sussiste il punto 4? Sì, dal momento che viene trasmesso lo stesso target di programmi che troviamo carrellando tra un canale tv e l'altro. Il punto 4 sussiste.
Sussiste il punto 5? Assolutamente sì. Il punto 5 sussiste.
Toh, scopriamo che - in realtà - questo decreto legislativo che secondo alcuni vorrebbe imbavagliare la libertà d'espressione ed informazione dei normali cittadini si rivela in realtà un vincolo esclusivamente per le grandi realtà professionali. Magicamente crolla il castello di chi ha sostenuto che dietro tutto questo ci sia in realtà un "disegno" per trasformare internet in una TV e favorire così i grandi gruppi dell'informazione televisiva (Rai, Mediaset, Sky).
Volendo poi fare un discorso giuridico, possiamo dire anche che l'esecuzione di una direttiva europea è un obbligo per il nostro Paese, dal momento che la nostra adesione agli organismi comunitari ci vincola "per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi" (art. 249.3 del Trattato CE). La direttiva, infatti, è per sua stessa definizione un atto privo di "diretta applicabilità": per avere esecuzione necessita di un intervento dei singoli Stati membri.
Credo che il processo di esecuzione della direttiva in questione stia avendo luogo nel pieno rispetto delle regole nazionali ed internazionali, ed in perfetta aderenza ai contenuti del testo europeo. Per questo esprimo il mio sostegno al Viceministro Romani il quale sta svolgendo un ottimo lavoro.
Spero di avervi convinto, ma - per qualsiasi dubbio - rispondo sempre a tutti i commenti.
PS: quasi mi dimenticavo di dirvi come finisce la favola di Esopo: un bel giorno arriva un lupo. Il solito pastore lo vede ed urla a gran voce: "Al lupo! Al lupo!". I contadini vicini, stufi dei suoi scherzi, non gli danno ascolto, cosicché il lupo riesce a mangiarsi tutte le pecore. Esopo non ci dice che fine fa il pastore, ma è facile che qualche morso se lo sia preso pure lui.
venerdì 29 gennaio 2010
PERCHÈ IL DECRETO ROMANI NON FA MALE ALLA RETE
lunedì 25 gennaio 2010
2010: L'ANNO DELLA SVOLTA
Torno ad intervenire sul blog e mi rendo conto che è passato tanto tempo dal mio ultimo post. Me ne dispiaccio e me ne scuso, ma d'altronde ho sempre inteso questo spazio come un luogo in cui scrivere solo quando si ha qualcosa da dire: per questo ho la speranza che i miei interventi qui, anche se non troppo frequenti, possano destare qualche interesse.
Una speranza che alcune recenti notizie mi fanno pensare non sia del tutto vana: con molta soddisfazione vi comunico, nel caso vi fosse sfuggito, che questo blog è stato inserito nei "TOP" dell'aggregatore sociale Wikio, e ricopre la 34esima posizione nella categoria "Politica", primo fra i parlamentari di centrodestra e addirittura davanti a leader politici di primissimo piano come Pierferdindando Casini e Massimo D'Alema. Credo che ciò sia merito soprattutto dell'intenso e proficuo scambio tra di noi tramite i commenti. È anche per questo che vi invito a continuare su questa strada di dialogo diretto che, in più occasioni, ha dato positivi frutti.
Ma veniamo al dunque.
Ho ritenuto utile venire a scrivere qui per cercare di fare il punto della situazione.
È cominciato il 2010 e credo che sarà un anno significativo per internet, sia a livello italiano che mondiale. Ce lo confermano le cronache di queste prime settimane dell'anno: la decisione di Google di non sottomettersi alla dittatura cinese cui è seguito il plauso dei maggiori leader mondiali, l'intervento del Papa che ha definito il web "una grande opportunità", la candidatura, ancora in pista, di internet al Nobel per la pace, e via dicendo.
Per non dimenticare gli affari nostrani: il Ministro Scajola ha dichiarato l'intenzione di voler costituire una "società della rete" con l'obiettivo di diffondere la fibra e la banda larga in tutto il Paese. Un intervento che porterà finalmente l'Italia all'avanguardia in Europa.
C'è poi il Ministro Maroni, che con il Viceministro delle comunicazioni Romani è al lavoro per istituire il "Tavolo per internet", cui saranno invitati a partecipare tutti gli operatori del settore, per concordare insieme una disciplina che renda il web un luogo sempre più libero e responsabile.
Insomma, credo che questo nuovo anno potrà essere molto importante per il futuro, sempre in evoluzione, della rete. Ed è per questo che la nostra soglia di attenzione dovrà essere ancora più alta: sarà bene tenere d'occhio le tante proposte che, come sempre, arriveranno da più parti, per sostenere quelle buone, per opporci a quelle potenzialmente pericolose e, magari, per proporre qualcosa di nostro.
A questo proposito, non mi è sfuggito che qualcuno si è domandato come mai non ho scritto niente sulla questione relativa all'attuazione della Direttiva europea 2007/65/CE, che alcuni hanno descritto come una catastrofe. Ebbene, non sono intervenuto perché, avendo letto il testo dello schema di decreto legislativo d'attuazione, mi pare che di catastrofico ci sia ben poco: a mio avviso, non c'è ragione di preoccuparsi. Non sto a spiegarvi il perché, avendolo già fatto molto bene Stefano Quintarelli in questo post.
Mi sembra, quindi, che le acque siano tranquille e che, anzi, si stia viaggiando verso nuovi orizzonti particolarmente felici.
Per qualsiasi cosa, comunque, sapete che ci sono.













